La sesta vittima della tragedia sulle alpi svizzere, consumatasi tra Chamonit e Zermatt, è un altro italiano, un comasco. Si tratta del secondo, tragico tributo pagato da Como e dintorni, in ordine cronologico: la prima vittima lariana era stata la guida del gruppo, Mario Castiglioni (un esperto escursionista che aveva alle spalle ben tre scalate di vette a 8mila metri). La seconda, invece, è stata identificata nella giornata di oggi: si tratta di Andrea Grigioni, 45 anni, residente in provincia di Como, nella piccola Lurate Caccivio. Residente in Italia, lavorava in Svizzera come infermiere, ed era stimato dai colleghi e conosciuto dalla comunità di amici e semplici conoscenti.
Nemmeno per lui c'è stato scampo; la montagna l'ha ucciso. Purtroppo, non bisogna mai sottovalutare i pericoli legati alle escursioni in altura, che nascondono sempre imprevisti e insidie.
Gli errori e la triste testimonianza
Diceva Goethe: "I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi". A volte, il silenzio vuol dire morte, come è capitato ad Andrea Grigioni e alle altre cinque vittime della drammatica escursione. Era una gita da non fare, ormai è chiaro. Anzi, non andava nemmeno pensata, come ha dichiarato uno dei sopravvissuti, l'architetto Tommaso Piccioli: "Era una gita difficile, non si doveva fare in una giornata dove alle 10 sarebbe iniziato il maltempo", ha raccontato l'architetto al Tg3.
L'uomo non ha nascosto di essersi sentito ad un passo dalla morte: "Ogni tanto mi veniva la voglia di lasciarmi morire, ma dopo pensavo a mia moglie". Proseguendo nelle sue affermazioni, Piccioli ha rivelato che quell'escursione non andava nemmeno pensata, essendo piuttosto complicata fin dalla partenza. La situazione, poi, si è ulteriormente complicata in seguito ad una serie di errori umani, rivelatisi fatali.
Il gruppo di escursionisti, ad esempio, ha sbagliato strada in diverse occasioni, fino ad arrivare ad un punto in cui non era più possibile procedere oltre, a causa della scarsa visibilità. Subito dopo, hanno commesso un ulteriore errore, quando hanno scelto il posto sbagliato per fermarsi durante la notte: infatti hanno optato per una sella quando, in realtà, sarebbe stato opportuno procedere diversamente, scavando un buco per tenersi al riparo dal forte vento (circa 80 km all'ora) e da una temperatura che scendeva verso i 10 gradi sottozero. Purtroppo, non è bastata nemmeno l'esperienza della guida Castiglioni per evitare il peggio.