Il petrolio è divenuto, ormai, sostanza motrice del mondo: a seconda della sua lavorazione, possono essere prodotti vari elementi che sono divenuti di prima necessità: tra questi vi sono, per esempio, gli oli combustibili e la benzina, oltre che lo zolfo presente nel petrolio, permette la lavorazione anche di quest’ultimo. Il petrolio, conseguentemente, è entrato a far parte degli oggetti di ogni giorno, grazie al suo multi-uso, ed un’esistenza senza di questo sembra essere utopistica ed inverosimile, da quanto è divenuto pervasivo.

Esso sembra quindi essere una risorsa estremamente positiva ed utile, ma come tutte quelle cose che producono effetti benefichi, bisogna conoscerlo meglio per poter comprenderne anche gli effetti negativi, che potrebbero portare anche a conseguenze perigliose. Il petrolio è infatti un combustibile fossile, ed in quanto tale, la sua estrazione potrebbe provocare cambiamenti climatici, e quindi, cambiare l’ecosistema provocandone esacerbazioni o ripercussioni potenzialmente molto dannose.

L’etica della responsabilità

La salvaguardia del mondo è quindi tutta nelle mani dell’essere umano, sotto questo ambito, e si sente sempre di più la necessità di una responsabilità generale maggiore. Molto interessante, in merito a questo, lo studio condotto da Jonas (1900), filosofo tedesco: egli inaugura un’etica incentrata sulla razionalità applicata all’ecologia ed alla bioetica. Jonas dice infatti che ogni uomo deve prendere in considerazione le conseguenze future possibili di ogni sua possibile azione, atto, scelta.

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L’etica della responsabilità di Jonas, quindi, si fonda sulla morale di ognuno di noi, e sul nostro metro di giudizio delle azioni, prendendo in considerazione le possibili conseguenze intenzionali e non intenzionali di azioni intenzionali.

L’attacco di Trump

Il petrolio, essendo una sostanza molto richiesta, ha creato anche un’economia intorno a sé stessa, come possiamo vedere ultimamente: Donald Trump inveisce lanciando un tweet contro il petrolio poiché il suo prezzo continua a salire vertiginosamente e ciò si traduce in molte declinazioni, come per esempio un costo della benzina maggiore.

Trump su Twitter attacca il petrolio, asserendo che è intollerabile l’aumento di prezzo del greggio e dà la colpa di questo all’OPEC poiché di essa non vi fa parte alcun produttore americano. Il problema di fondo è che vi è una correlazione inversamente proporzionale tra il dollaro ed il prezzo del greggio: in tutto il mondo il greggio si paga in dollari, e quindi ad un prezzo basso del greggio corrisponde un dollaro forte, invece un aumento di un barile fa scendere il dollaro.

Corsa al prezzo

Il petrolio ha finora reagito ai tweet di Trump muovendosi ad un ribasso di circa un dollaro, ma niente di più.

Ma il concetto non è solamente la questione economica in quanto tale: l’economia che vige intorno al petrolio ed al greggio è un’economia cieca, è un’economia dell’ἡδονή, ossia del piacere, un’economia incentrata sul bene del presente senza pensare ad un piacere nel tempo. Insomma, preferisco incamerare beni magari caduchi ed effimeri solo per poter vivere bene nel presente senza assicurarmi di potermi riservare un futuro altrettanto bello, o migliore.

Qui il dibattito è veramente molto ampio: meglio pensare al presente ed all’incamerare beni oppure pensare ad un futuro migliore?

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