Venerdì la quotazione del Brent ha sfondato, per la prima volta dal 2014, la soglia dei 71 dollari al barile. Quali le ragioni di questa corsa al rialzo? Essenzialmente due, anche se probabilmente solo una è destinata a pesare davvero nel medio termine.
Le tensioni in Medio Oriente e il conflitto siriano
Il Medio Oriente è da sempre strategico per l'approvigionamento energetico mondiale, ma non l'area compresa tra Siria e Israele, dove si concentrano oggi le maggiori tensioni politiche e militari: il peso che queste zone hanno in termini di produzione e trasporto del greggio è praticamente nullo.
Naturalmente uno scontro su vasta scala tra superpotenze quali Russia e Usa fanno sempre paura e questo può aver contribuito venerdì all'ulteriore salita della quotazione del greggio; ma gli effetti dovrebbero essere di breve durata.
L'Arabia Saudita volta pagina
Archiviata (e persa) definitivamente la guerra commerciale con i produttori americani di shale oil (il greggio estratto per fratturazione delle rocce), che aveva fatto scendere ad inizio 2015 il prezzo del greggio Wti a 26 dollari al barile, svuotando le casse statali, oggi l'Arabia Saudita, primo produttore mondiale di petrolio greggio e paese guida dell'Opec ha cambiato politica: infatti attualmente la produzione di 7 milioni di barili al giorno, non va ad inondare i mercati, ma viene sempre più spostata verso le raffinerie interne, in modo da esportare direttamente prodotti diversificati tramite raffinazione, in minore quantità ma a più alto valore aggiunto.
Questo inevitabilmente finisce per sostenere i prezzi del greggio non raffinato, che nei desideri dei sauditi, dovrebbe attestarsi nel medio termine intorno agli 80 dollari al barile. Quanto basta per rimpinguare le finanze senza strangolare la ripresa economica su scala globale. Questa è probabilmente la vera causa del rialzo dei prezzi.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
In effetti se andiamo a effettuare una breve analisi tecnica su un grafico settimanale relativo al Brent (il greggio di riferimento insieme al Wti), vediamo bene la rottura tecnica che c'è stata dell'area di resistenza segnata dalla fascia rossa che comprende il picco del 2015 a 69.5 dollari e quello recente di 71. Cosa aspettarsi ora?
Personalmente mi aspetto un pullback del prezzo a 71, dove i tori (compratori) si appoggeranno per ripartire verso l'alto e, poiché non vi sono resistenze tecniche di rilievo fino a 88 dollari (linea rossa), penso che potremmo ritrovarci questa estate su quest'ultimo valore di mercato, il che non fa ben sperare per le tasche degli automobilisti italiani.