A Gaza un nuovo sanguinoso attacco è stato sferrato dai ribelli israeliani: questa volta il bersaglio principale è stata un'equipe di 5 paramedici intervenuti sul posto per prestare soccorso ai civili feriti durante una manifestazione del popolo palestinese. Fra i medici presi di mira, la giovane paramedica palestinese di 21 anni Razan Ashraf al-Najjar, è stata raggiunta dal colpo mortale di un cecchino. I rappresentanti dell'ONU divisi sulla nuova proposta di sicurezza per Gaza.

Fuoco aperto su 5 paramedici

Il 30 maggio era in corso una manifestazione del popolo palestinese, la protesta della Grande Marcia del Ritorno, quando un gruppo di militanti israeliani ha deciso di aprire il fuoco, prendendo di mira un gruppo di paramedici accorsi sul luogo per prestare manovre di primo soccorso ai numerosi feriti, tra cui donne e bambini.

Una missione pericolosa quella dei giovani dottori, consapevoli di andare incontro alla propria morte per una giusta causa, la propria missione umanitaria.

E così è stato: gli israeliani ribelli hanno preso di mira l'equipe di 5 paramedici fra cui una ragazza palestinese poco più che ventenne, uccisa a sangue freddo dal colpo di un cecchino. La paramedica Razan Ashraf al-Najjar è l'ennesima vittima dell'esercito israeliano, soppressore da settimane delle manifestazioni localizzate sul confine di Gaza contro la politica di apartheid dello stato ebraico.

Secondo i media locali che riferiscono notizie provenienti dal ministero della Sanità della Striscia di Gaza, i militanti non avrebbero solamente sparato all'equipe di paramedici come messaggio al popolo palestinese, ma avrebbero ucciso più di 120 civili sparando apertamente sulla folla e utilizzando ordigni chimici.

Migliaia di palestinesi riportano ferite gravi, numerosi i morti a causa di intossicazione.

Rimandata la riunione per la sicurezza di Gaza

Si sarebbe dovuto riunire ieri alle 15.00 il Consiglio di sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per discutere del gravissimo e sanguinoso contesto in cui verte il Medio Oriente e in particolare della questione del popolo palestinese e dei militanti della Striscia di Gaza.

La prima bozza del protocollo dell'ONU avrebbe riguardato l'uso eccessivo e ingiustificabile della soppressione da parte dell'esercito israeliano contro le manifestazioni da settimane attive ai confini tra Gaza e lo Stato ebraico; ma la riunione è stata rinviata a causa delle divergenze fra i rappresentanti, primo fra tutti Nikki Haley, ambasciatore statunitense.

Secondo Haley non sarebbe corretto stabilire delle manovre di sicurezza unilaterali nei confronti del popolo israeliano dal momento che esso stesso sostiene di essere stato provocato dal gruppo militante di Hamas, l'organizzazione terrorista palestinese. Anche l’ambasciatore israeliano Danny Danon, in accordo con l'idea di Nikki Haley avrebbe commentato la soluzione proposta dai rappresentati dell'Onu come una misura protettiva "vergognosa" nei confronti del gruppo di Hamas.

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