A Belluno e nel Triveneto (Friuli Venezia Giulia, Alto Adige e Veneto) è scattato l'allarme rosso per l'invasione di zecche. Mai come quest'anno i piccoli parassiti stanno proliferando nelle aree dell'Italia settentrionale in varie zone nelle quali diversi studi veterinari hanno già accertato la loro presenza. Un fenomeno senza precedenti che ha come risultato l'aumento dei casi di morsi [VIDEO] e di patologie ad essi collegati. A dare l'allarme è la Usl 1 di Belluno tramite il direttore dell’unità operativa di Malattie infettive dell'ospedale San Martino, Ermenegildo Francavilla: ci sono stati nei primi sei mesi dell'anno, già 13 casi di encefalite da morsi di zecca, triplicati rispetto a quelli dello stesso periodo dell'anno scorso.

Unico antidoto: la vaccinazione. E sono 30 i casi di malattia di Lyme o borreliosi, registrati nel bellunese da aprile.

Zecche, il primato della provincia di Belluno

A Belluno con 132 casi notificati nell'ultimo decennio, come da obbligo di legge, spetta l'infelice 'primato' di invasione da zecche. Da solo il capoluogo veneto ha il 40% dei casi di malattia registrati in tutta Italia. Ma da cosa dipende? Probabilmente le condizioni climatiche favorevoli, tra cui la forte umidità in tutto il Nord, contribuiscono alla proliferazione dei parassiti nel territorio di una provincia verde. Ma quel che preoccupa le autorità sanitarie locali, e il "debutto di casi di Tbe piuttosto aggressivi", secondo le parole di Francavilla.

Si sono verificati, infatti, in appena sei mesi, 13 accessi al pronto soccorso provocati da Tbe, la Tick-Borne Encephalitis, meningoencefalite scatenata dal morso di zecche.

L'infezione virale colpisce il sistema nervoso con danni anche irreversibili. Preoccupa anche l'emergere di patologie legate alle zecche quali la borreliosi o malattia di Lyme. A Vicenza dall'inizio dell'anno sono stati registrati 115 casi di punture da zecca e a Treviso tre casi di malattia.

L'antidoto alle zecche, il vaccino

La Regione Veneto è corsa ai ripari: il consiglio regionale ha dato l'ok per rendere gratuita la profilassi. In attesa che il provvedimento diventi esecutivo, si può fissare un appuntamento al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica per vaccinarsi. Si tratta dell'unico antidoto possibile perché, se per la borreliosi si può intervenire con un trattamento farmacologico essendo una patologia batterica, per la Tbe non esiste una terapia specifica e l'unica strategia per contrastarla è il vaccino.

La provincia di Belluno è considerata un’area a rischio, la vaccinazione è consigliata in particolare a chi per lavoro frequenti gli spazi verdi e i boschi del territorio, ma anche ai turisti che facciano gite e passaggiate in montagna.

La Tbe è molto insidiosa, perché se la puntura della zecca di per sé è indolore e non provoca prurito, la malattia si può manifestare a distanza di giorni con sintomi che somigliano a quelli dell'influenza [VIDEO]: febbre, stanchezza, dolori muscolari.

Dopo un'apparente remissione, la patologia può riesplodere con disturbi neurologici, cefalee, fotofobia, vertigini, difficoltà di concentrazione e di deambulazione. Può richiedere un lungo ricovero e se non diagnosticata o non trattata, può portare alla perdita di sensibilità dell'arto interessato da puntura.

Zecche, vampiri in miniatura

Parenti strette di ragni, acari e scorpioni, le zecche sono aracnidi specializzati nel succhiare il sangue. Prediligono animali selvatici, quindi cani, gatti, solo in ultimo l'uomo. Gli esperti consigliano l'ispezione del corpo dopo passeggiate a rischio nella natura.

Se individuata, la zecca va rimossa con estrema attenzione con una comune pinzetta da sopracciglia, dopo averla "soffocata" con olio o simili, quindi va pulita la pelle con un disinfettante; meglio comunque rivolgersi al più vicino pronto soccorso. L'osservazione attenta per 30-40 giorni dopo una puntura permette di cogliere eventuali segni della malattia di Lyme.