Vi siete mai chiesti perché chi ha posizioni antiscientifiche (come ad esempio i No-Vax o chi sostiene che la terra sia piatta) e antistoriche (come i negazionisti), si attenga alle sue credenze irrazionali anche di fronte a prove schiaccianti che confermano il contrario?

Sembra che le convinzioni di questi individui siano rafforzate dalle reazioni positive o negative che ricevono dai loro interlocutori rispetto alla logica, al ragionamento e ai dati scientifici. Da un recente studio dei ricercatori dell'Universiy of California-Berkeley [VIDEO], si evince come il feedback, ovvero le reazioni e le risposte che si hanno riguardo ad una idea, aumenta il senso di certezza delle persone quando apprendono cose nuove o cercano di distinguere il bene dal male.

Anche quando questo avviene a scapito della logica e del buon senso.

I meccanismi psicologici alla base delle credenze antiscientifiche

Gli psicologi dello sviluppo sostengono che le convinzioni delle persone hanno più probabilità di essere rafforzate dalle reazioni positive o negative che ricevono in risposta a un'opinione, un compito o un'interazione, piuttosto che dalla logica, dal ragionamento e dai dati scientifici. Queste scoperte gettano nuova luce su come le persone gestiscono le informazioni che mettono in discussione la loro visione del mondo e su come certe abitudini di apprendimento possono limitare i propri orizzonti intellettuali.

Chi ritiene di conoscere a fondo un determinato argomento è meno incline ad esplorare ulteriormente l'argomento, e non riuscirà a comprendere quali effettivamente sono le sue lacune a riguardo", afferma Louis Marti, psicologo della Berkeley e autore dello studio.

Questa dinamica cognitiva può svolgersi in tutti i percorsi della vita reale e virtuale, compresi i social media, le televisioni e i giornali, e potrebbe spiegare perché alcune persone sono facilmente ingannate dai ciarlatani.

L'esperimento del "Daxxy"

Lo studio condotto dal Dr. Marti ha esaminato ciò che influenza la certezza delle persone durante l'apprendimento. Dai risultati è emerso che la fiducia dei partecipanti era basata sui risultati ottenuti più recentemente piuttosto che sui ragionamenti e sull’esperienza accumulata a lungo termine. Ecco un resoconto dell’esperimento che vi renderà il tutto più chiaro.

In questo studio, oltre 500 adulti hanno guardato diverse combinazioni di forme colorate su degli schermi di un computer. Gli è stato chiesto di scoprire quali forme colorate fossero "Daxxy", un oggetto immaginario inventato dai ricercatori per lo scopo dell'esperimento. Senza alcun indizio sulle caratteristiche che definiscono un “Daxxy”, i partecipanti allo studio hanno dovuto indovinare ciecamente quali elementi costituivano un Daxxy mentre osservavano 24 diverse forme colorate e ricevevano feedback sul fatto che avessero indovinato giusto o sbagliato.

Dopo ogni ipotesi i ‘pazienti’ esaminati hanno riferito se erano certi della loro risposta. I risultati finali mostrano come i partecipanti hanno costantemente basato la loro certezza sul fatto che avessero correttamente identificato un Daxxy durante le ultime quattro o cinque ipotesi invece di basarsi su tutte le informazioni raccolte nel corso del tempo.

Il dottor Marti, in merito ai risultati ottenuti, afferma: "Quello che abbiamo trovato interessante è che i partecipanti anche avendo sbagliato le prime 19 ipotesi di fila, si sentivano molto fiduciosi indovinando le ultime 5 ipotesi". Insomma, non sembra una grande tattica basare le proprie convinzioni sui feedback più recenti trascurando tutte le informazioni del passato.