Brutta avventura nel tardo pomeriggio di oggi per Mike Higsnob, il rapper spezzino residente a Milano ha infatti avuto un incontro con le forze dell'ordine a dir poco particolare e fuori dal comune. Un controllo più lungo e accurato del solito che l'artista ha voluto parzialmente documentare. Lo ha fatto riprendendo per alcuni istanti, dall'interno della sua autovettura, ferma al posto di blocco, gli uomini in divisa intenti a verificare la validità dei suoi documenti.
L'autore di 'Bipopular' ha poi diffuso le immagini tramite una Instagram Stories pubblicata sulla sua popolarissima – conta infatti oltre 120.000 followers – pagina Instagram, accompagnando il video dell'accaduto con l'emblematica, e per certi versi inquietante, scritta in inglese 'Pray for me', che sta a significare 'Pregate per me', pronunciando inoltre queste parole: "Ragazzi mi vogliono arrestare, vedete, mi vogliono arrestare".
Una frase che ha fatto preoccupare alcuni tra i supporter del rapper, che soltanto qualche ora dopo, una volta tornato a casa, ha avuto modo di tranquillizzare tutti, spiegando l'accaduto.
Alla base del malinteso un caso di omonimia con un calabrese
Stando a quanto successivamente riferito dal rapper, quest'ultimo sarebbe stato trattenuto dalle autorità subito dopo aver dichiarato le sue generalità: i funzionari che stavano effettuando i controlli lo avrebbero inizialmente scambiato per un'altra persona.
Alla base del malinteso un caso di omonimia. L'artista infatti, il cui vero nome è Michele Matera, ha il medesimo nome e cognome (entrambi molto comuni nel meridione italiano) di un indagato per associazione mafiosa, motivo per cui si sarebbero resi necessari ulteriori accertamenti.
Impossibile affermare invece, come qualcuno on line sta già ipotizzando, seppur in chiave ironica, se i tatuaggi presenti sul volto dell'artista possano in qualche modo aver incentivato le perplessità delle forze dell'ordine.
Le parole di Highsnob
Il rapper successivamente è stato lasciato di libero di tornare a casa, queste le parole con cui ha voluto spiegare e commentare l'accaduto:
"Allora ragazzi vi spiego a grandi linee cosa è successo, non vi posso dire molto di più. Praticamente c'è un mio omonimo che è indagato per associazione mafiosa [...] quindi mi hanno fermato in mezzo alla strada, perché? Per fare dei controlli sui miei documenti. Poi vaglielo a spiegare che io non sono quello lì, che non sono nato in Calabria, ma sono nato ad Avellino.
E va beh, non posso dire di più, è solo una gran rottura di scatole. Inoltre mi hanno tolto cinque punti della patente, perché avevo il telefono in mano mentre guidavo. Della serie: di là non si può, almeno questi 190 euro dacceli".