Le indagini sul Mostro di Firenze sembrano aver assunto nuova linfa vitale dopo i recenti sviluppi. Si ricorda infatti che ultimamente è stata ritrovata un'ogiva (sparata nel 1985) [VIDEO] all'interno di un cuscino rinvenuto nella tenda da campeggio appartenuta a Jean Michael Kraveichvili e Nadine Mauriot.

Si tratta dei due turisti francesi uccisi dal Mostro. Secondo gli investigatori, i due ragazzi sarebbero state le ultime vittime di una lunga scia di efferati omicidi legati al feroce serial killer.

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Questa ogiva rinvenuta testimonia innegabilmente un colpo andato a vuoto ben 33 anni fa.

Mostro di Firenze, Cannella: 'Indagini condotte alla carlona'

La vicenda è stata approfondita nell'ennesima puntata del programma La Storia Oscura, andata in onda su Radio Cusano Campus.

Fabio Camillacci ha intervistato l'investigatore Davide Cannella che, a suo tempo, fu consulente per la difesa di Mario Vanni e Pietro Pacciani.

Cannella ha spiegato che questo importante ritrovamento dimostra come in questi decenni le indagini siano state condotte, a suo dire, 'alla carlona'. 'È proprio il caso di dirlo' ha continuato l'investigatore, spiegando che ritrovare un'ogiva dopo ben 33 anni, lascia intendere come il lavoro sia stato svolto male e come non tutto sia andato per il verso giusto all'epoca.

Molti gli elementi mancanti

Davide Cannella ha ricordato come durante le indagini non siano mai state rinvenute tracce di DNA o impronte digitali all'interno di quella tenda che invece, come qualsiasi altra scena del crimine, continua a parlare. L'investigatore ha dato tutta la colpa ai suoi colleghi, che non sono mai stati in grado di comprenderne il linguaggio, né tantomeno il significato.

Un'altra pista che gli inquirenti non avrebbero seguito in maniera opportuna sarebbe quella sarda, Secondo Cannella, le indagini avrebbero dovuto svilupparsi lungo tale pista, al fine di trovare il vero Mostro. Un indizio valido sarebbe proprio la famosa Beretta calibro 22. Tale arma da fuoco avrebbe ucciso per la prima volta Stefano Mele e Salvatore Vinci (due sardi appunto) nel lontano 1968. I due erano rispettivamente il coniuge e l'amante di Barbara Locci, anche questa possibile vittima del Mostro.

La pista sarda

Ad inizio anni '80, dopo altri omicidi attribuiti al Mostro di Firenze, qualcuno tentò di portare l'attenzione degli inquirenti sulla pista sarda, tramite una lettera anonima. Tale missiva faceva notare come già una coppia, ovvero, Barbara Locci e Antonio Lo Bianco (un altro amante della donna) fossero stati uccisi nel fiorentino [VIDEO] da una Beretta calibro 22. Anche questo duplice omicidio è datato 1968.

Tuttavia, chi mai poteva sapere che la pistola usata dal Mostro per i suoi turpi delitti (tra il 1974 e i primi anni '80) fosse la stessa che eliminò fisicamente altre persone nel 1968? Molto probabilmente, l'autore del messaggio sapeva chi fosse l'utilizzatore di tale arma da fuoco.

Si può pensare dunque che qualcuno, forse per vendetta, avesse voluto informare gli inquirenti e metterli sulla (probabile) giusta strada per arrivare al vero colpevole.