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Sarebbe stata colpita con calci e pugni per aver rovesciato dell’aranciata su di una Xbox: è questo il motivo della tragica fine di Skylar Mendez, bambina di appena 4 anni ‘rea’ d’aver inavvertitamente lasciato cadere dell’aranciata sulla console di gioco del compagno della madre, il 19enne Jonathan Fair. Il corpicino inerme della piccola innocente sarebbe stato rinvenuto totalmente coperto di lividi, procurati con molta probabilità con calci e pugni.

L’autore dell’insano gesto, secondo le notizie che giungono dagli Stati Uniti, avrebbe fornito una versione contraddittoria e incoerente sulle motivazioni dell’accaduto, additando inizialmente come causa della morte della bambina un ‘semplice’ incidente domestico.

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In aggiunta, secondo alcune testate americane, la povera Skylar avrebbe mostrato, nei mesi precedenti alla sua tragica dipartita, segni inequivocabili di abuso fisico e psicologico.

Dopo un breve interrogatorio con i detective assegnati al caso, il giovanissimo omicida ha confessato il reato ed ora rischia l'ergastolo. Al momento della violenza, la madre della bambina era a lavoro ed è stata successivamente chiamata dall'ospedale in cui il 19enne si è frettolosamente recato dopo che la piccola Skylar non rispondeva più agli stimoli.

Una strage d'innocenti

In accordo con i dati forniti dal Center for Disease Control and Prevention, circa 26,000 bambini e adolescenti minori di 18 anni sono stati uccisi negli Stati Uniti nel lasso di tempo che intercorre fra il 1999 ed il 2016, con il numero che ha visto una rapida ascesa (circa il 30%) tra il 2013 (1,258 morti) ed il 2016 (1,637 morti). Nonostante questi dati somiglino sempre più ad un bollettino di guerra, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un report secondo cui, negli ultimi decenni, la mortalità infantile si è più che dimezzata.

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Dati alla mano, nel 1990 le morti infantili globali accertate si aggiravano attorno i 12,6 milioni, mentre nel 2017 il numero è sceso a 5,4 milioni. Nonostante i progressi fatti, la statistica è terribile e disarmante: si calcola infatti che muoia 1 bambino ogni 5 secondi per cause che vanno dalla denutrizione, alle quali alcune recenti ricerche stanno cercando di porre un freno, agli incidenti e, soprattutto, ad atti di violenza. Ed altri numeri provocano brividi: la metà dei decessi globali riguardanti bambini sotto i 5 anni è avvenuta in Africa, dove 1 bambino su 13 muore prima del suo quinto compleanno. Per capire l’entità del problema, nei paesi ad alto reddito la statistica è di 1 bambino ogni 185.

I videogames fanno male?

Seppur protagonisti indiretti, in questa terribile faccenda anche i videogame rivestono un ruolo importante. Per decadi indicati come strumenti che accrescono istinti violenti e deleteri, molto spesso i ludi elettronici vengono additati come i ‘reali’ colpevoli della violenza moderna dei più giovani, anche e soprattutto vista l'attesa spasmodica che generano nelle nuove leve. La stessa violenza che peraltro non differisce poi così tanto dal terribile bagaglio di morti e stragi che ci ha ‘regalato’ il Novecento, molto prima persino della commercializzazione dei primi tubi catodici.

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Alle volte, l’opinione generale riesce a scovare una via per arrivare alle istituzioni anche senza possedere una solida base teorica, così come è accaduto più volte negli Stati Uniti dove l’argomento è arrivato a toccare i banchi del Congresso americano. Ma, al di là delle idee di massa le quali, in tempi di gente “honesta” in grado di avere un’opinione (dis)informata sull’intero scibile umano, somigliano sempre più al frutto di una propaganda qualunquista nemmeno così fantasiosa, cosa ci dice la scienza a riguardo?

Tra le tante ricerche condotte sull’argomento, lo studio intrapreso dal Dr. Whiteney DeCamp, professore in sociologia dell’università del Western Michigan, è uno dei più interessanti. Il ricercatore ha condotto infatti una ricerca sull’argomento, utilizzando un sondaggio condotto nel 2008 dalle scuole elementari del Delaware, in cui circa 19.000 studenti sono stati sottoposti ad un sondaggio che ha toccato vari argomenti, fra cui l’accesso a Videogiochi violenti.

L'opinione della scienza

Nella ricerca, è emerso che una larghissima fetta degli scolari faceva largo uso di videogiochi piuttosto violenti, ma che solo una piccolissima percentuale di essi mostrava un pattern di comportamento teso alla violenza. Gli stessi, tra l’altro, provenivano perlopiù da famiglie a rischio o problematiche o addirittura con accertati trascorsi di violenze consumatesi anche all’interno delle mura domestiche.

Il Dottor DeCamp, commentando i risultati emersi dalla ricerca, ha dichiarato che “non esistono evidenze che videogiochi anche violenti possano indurre ad un comportamento violento. Ci sono però delle correlazioni fra i bambini che prediligono l’utilizzo di giochi particolarmente violenti ed una predisposizione a comportamenti violenti”. In sostanza, ha dichiarato il ricercatore, “giocare ai videogame, anche estremamente violenti, non indica in modo assoluto un ipotetico comportamento violento”.

Un altro studio molto importante sull’argomento è stato condotto nel 2006, questa volta intersecato con questioni di carattere economico. Lo studio, condotto dal professore di economia dell’Università del Texas Michael R. Ward, ha mostrato come nelle immediate settimane successive alla pubblicazione di videogame piuttosto popolari, il numero dei crimini violenti perpetrati sia stato nettamente inferiore rispetto ad altri contesti temporali. Nonostante la ricerca non abbia ovviamente valore assoluto, il collegare vendite di videogame con il tasso di criminalità ha offerto ulteriore riprova della scarsa oggettività di chi vuole i videogame come fonte d’ogni male.