Il PM della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, Ciro Luca Lotoro, durante il corso dell’udienza svolta nella giornata di ieri riguardante l’omicidio di un infermiere, Nicola Colloca, ha contestato il reato di premeditazione e omicidio del prossimo congiunto nei confronti della moglie e del figlio della vittima.

Ucciso e dato alle fiamme, arrestati moglie e figlio

Nicola Colloca, infermiere di 48 anni originario di Vibo Valentia, nel 2010 venne brutalmente ucciso ed il suo corpo fu dato alle fiamme. I suoi assassini, la moglie Caterina Gentile di 50 anni ed il figlio Luciano Colloca di 28 anni, secondo quanto dichiarato dalle fonti, dovranno rispondere secondo quanto contestato dal PM della Repubblica di Vibo Valentia dell’aggravante riguardante la premeditazione e omicidio del prossimo congiunto.

Coinvolto nell'omicidio anche l’amico di famiglia 63enne Michele Rumbolà, a cui è stato contestato solo il reato della premeditazione.

Secondo quanto rinvenuto al termine delle indagini il movente dell’omicidio di Colloca riguarderebbe alcune questioni d’interesse relative ad una determinata somma di denaro in possesso della vittima.

L'arma del delitto procurata dagli zii del figlio

Secondo quanto pubblicato da alcuni media locali, la vittima sarebbe stata uccisa dal figlio mediante l’uso del calcio di un’arma da fuoco, probabilmente una pistola, che secondo quanto dichiarato dallo stesso gli sarebbe stata procurata dagli zii. Le indagini, successive all'omicidio, sono state svolte dai Carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia. Per il delitto, sono stati indagati oltre la moglie e il figlio della vittima anche i cognati Nicola Gentile di 56 anni, Domenico Gentile di 44 anni, Caterina Magro e Michele Rumbolà rispettivamente amici di famiglia.

L’accusa di omicidio risulta aggravata nel caso della coniuge della vittima e del figlio dato che hanno commesso il reato nei confronti di quello che era marito e padre per le parti accusate. Accusati di favoreggiamento inoltre risultano Domenico Antonio Lentini, 57 anni, e Romanina D’Aguì, 53 anni, entrambi di Vibo Valentia.

Secondo quanto dichiarato dai Carabinieri di Vibo Valentia, il decesso della vittima è avvenuto in seguito ad un trauma cranico che ha colpito il lato sinistro del cranio procurando così alla vittima diverse brutali conseguenze sia emorragiche che encefaliche.

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