Mercoledì scorso, a Milano, un bus scolastico che stava portando degli studenti di una scuola media è stato dirottato e poi incendiato dall'autista, che ha spiegato di aver compiuto il folle gesto per avere un'eco internazionale e protestare contro le morti degli immigrati in mare. Per fortuna tutti i piccoli studenti sono riusciti ad uscire dal bus sani e salvi. Questo è stato possibile anche grazie alla prontezza di spirito e all'eroismo degli stessi bambini sequestrati: poche ore fa è arrivata infatti la testimonianza del piccolo Nicolò, che si è offerto volontariamente come ostaggio al posto dei suoi compagni di classe.

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Le parole del piccolo eroe Nicolò

Il bambino è intervenuto nel programma "Un Giorno da Pecora", su Rai Radio1, per raccontare gli attimi terribili vissuti insieme ai suoi compagni al bordo del bus. Nicolò si è presentato spiegando di avere 12 anni e di essere uno studente di seconda media e precisando immediatamente: ' non mi sento un eroe'. Eppure Nicolò avrebbe tutti i diritti di sentirsi speciale, visto che ha messo a rischio la propria vita nel tentativo di salvare e proteggere i propri amici e compagni di classe.

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Perchè, come racconta lo stesso bambino, durante il viaggio in bus all'improvviso l'autista ha intimato ai piccoli studenti di allontanarsi dalle porte, mostrando quella che i ragazzini hanno ritenuto essere una pistola, e ha obbligato i professori a legare i ragazzi, requisendo tutti i telefoni cellulari. Quindi l'autista ha preso in ostaggio un bambino e ne ha chiesto un altro; a questo punto l'uomo spiega che, se nessuno si farà avanti, darà fuoco al bus.

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Cronaca Nera

Così Nicolò decide di agire: ' In un momento di panico, coi miei compagni agitati ho deciso di andare lì ed offrirmi volontario' . Il bambino però ammette di aver avuto paura e di essere riuscito a vincerla cercando di pensare di star facendo una cosa giusta per proteggere i propri compagni.

Il bambino: 'Per me quell'uomo è un terrorista'

Nicolò sembra anche avere le idee molto chiare su quanto è realmente avvenuto a bordo del bus.

Infatti, spiega di voler definire l'autista come un terrorista e racconta che nei momenti più concitati, mentre li minacciava di morte, l'autista diceva di volersi vendicare per i piccoli migranti morti in mare, lamentandosi della politica in Italia e nel suo Paese, e insultando Di Maio e Salvini'. Il ragazzino racconta anche che suo padre, saputo del coraggioso gesto compiuto dal figlio, lo ha affettuosamente definito pazzo.

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Nicolò ci tiene anche a raccontare di avere già sentito i suoi compagni e che tutti, nonostante la grande paura, stanno ora bene.

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