Giusto ieri nel corso di interviste televisive in successione, mostrandosi affranto, aveva detto che se fosse stato presente in quei terribili momenti, avrebbe salvato il figlio di due anni. Una versione dei fatti che ha ribadito ieri sera ai carabinieri, senza però convincerli. Frastornato, continua a professarsi innocente ma, gli inquirenti non gli credono: dopo un lungo interrogatorio, è stato arrestato stanotte Nicola Feroleto, 48 anni, padre di Gabriel, il bimbo che mercoledì pomeriggio in una stradina di campagna in località Volla, frazione di Piedimonte San Germano, nel frosinate, sarebbe stato strangolato dalla madre perché colpevole di piangere troppo e fare i capricci.

Gli inquirenti sono convinti che la donna, Donatella Di Bona, 29 anni, non abbia fatto tutto da sola: Feroleto è accusato di omicidio volontario aggravato in concorso con la compagna che ieri si era assunta tutta la responsabilità dell'omicidio.

Il caso che ha sconvolto il piccolo comune e l'intero Paese, già è stato paragonato a quello di Cogne, alla storia di Veronica Panarello e del piccolo Loris.

Fermato il padre di Gabriel

"Se io ci fossi stato lì in quel momento, l'avrei fermata. L'avrei spinta e mi riprendevo il bambino.

cercavo di farla calmare e piano piano tutto si aggiustava, purtroppo sono arrivato tardi". Ai giornalisti che ieri lo incalzavano, Feroleto, autotrasportatore con una storia sentimentale travagliata perché ha un'altra famiglia pur avendo riconosciuto Gabriel alla nascita, ha detto che mercoledì sarebbe arrivato sul luogo verso le 17.30 quando la tragedia era già accaduta, e di aver visto Donatella, giovane donna minuta e con lo sguardo perso nel vuoto, solo quando è stato portato dai carabinieri in auto con lei per un sopralluogo.

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Cronaca Nera

Stanotte, dopo essere stato a lungo interrogato, il pm ha disposto il fermo dell'uomo in accordo con il quadro accusatorio dei carabinieri secondo il quale la madre di Gabriel lo avrebbe strangolato in un impeto di follia, ma il padre sarebbe stato presente. Donatella si trova da giovedì in carcere a Rebibbia: in un primo momento aveva implicato nell'accaduto il padre del bambino, ma ieri, setita dal gip, si è addossata la colpa sostenendo di aver fatto tutto da sola perché il bimbo piangeva, faceva i capricci, voleva tornare dalla nonna.

Fin dall'inizio l'indagine è stata caratterizzata da continui colpi di scena. Donatella Di Bona con in braccio il piccolo morto, aveva raccontato a sua madre e ai vicini che il figlio era stato investito da un'auto pirata fuggita. Poi, agli inquirenti aveva detto di averlo investita lei stessa inavvertitamente facendo manovra, per implicare in seguito il compagno e infine attribuirsi la responsabilità del delitto.

Il padre di Gabriel, a sua volta, ha dato una versione dei fatti che non ha convinto gli inquirenti: ha detto di non essere presente al momento del delitto, ma sarebbe caduto in contraddizione più volte.

L'ipotesi è che l'uomo che non abita con la madre del figlio morto, si trovasse sul luogo del delitto e non abbia fatto nulla per impedirlo. O, addirittura, che possa aver partecipato ad ammazzarlo. Oggi pomeriggio dal carcere di Cassino in cui è stato portato, ha chiesto di essere nuovamente sentito dal pm Valentina Mustio, in presenza del suo avvocato Luigi D'Anna. Non ha retto per più di un'ora all'interrogatorio, è scoppiato a piangere. Avrebbe nuovamente modificato la deposizione della notte, ma gli atti sono secretati. L'interrogatorio di garanzia in carcere è previsto per lunedì.

Autopsia, funerali rinviati

Oggi pomeriggio è stata fatta l'autopsia sul corpo del piccolo Gabriel per capire come e quando sia morto. Ad eseguirla, il medico legale Stefano Maccionchi presso l'obitorio del Santa Scolastica di Cassino, un ospedale che Donatella conosceva bene: negli ultimi tempi ci era andata spesso perché accusava strani malesseri.

Secondo il racconto dei vicini di casa, la donna che era senza lavoro e che viveva in un modesto alloggio con il figlio, la mamma e la nonna, con unica entrata la pensione di 400 euro di sua madre, spesso veniva portata in ambulanza nel nosocomio per brevi ricoveri.

Nicola ha raccontato ai giornalisti di averla portata lui qualche giorno fa a fare delle analisi. Sembrerebbe che soffrisse di ansia e attacchi di panico, ma non era mai stata in cura né era seguita dai servizi sociali. Il magistrato non ha ancora rilasciato il nulla osta per i funerali del bambino: sono necessari altri accertamenti in un caso in cui, orrore a parte, troppe cose sono ancora oscure. Unica certezza: la morte di un bimbo indifeso.

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