Khalifa Haftar ignora gli appelli internazionali e prosegue la sua marcia verso Tripoli. Le milizie dell'uomo forte della Cirenaica stanno combattendo ad una decina di chilometri dalla capitale libica. La città è ormai sotto assedio e le scuole resteranno chiuse per tutta la settimana, a partire da oggi, per motivi di sicurezza.

Le forze del Libyan national army (Lna), agli ordini di Haftar procedono nell'avanzata verso la capitale libica, anche se meno speditamente per l'intervento delle milizie fedeli al Governo di unità nazionale (Gna), guidato dal premier Fayez al Sarraj. Riconosciuto dalla comunità internazionale, Sarraj gode dell'appoggio di diverse milizie tra cui quelle di Misurata.

Tensione altissima tra Sarraj e Haftar

Al Jazeera, citando fonti governative, riferisce che Sarraj avrebbe protestato con l'ambasciatrice francese, Béatrice du Hellen, accusando Parigi di appoggiare le truppe del generale Khalifa Haftar e chiedendo che la sua protesta venga ufficialmente inoltrata al presidente Emmanuel Macron.

Lo stesso Sarraj durante un discorso in televisione ha accusato il suo rivale di "tradimento" promettendo di reagire con forza e fermezza all'attacco lanciato da Haftar contro Tripoli e il suo governo.

Sabato le forze governative hanno condotto un raid aereo a circa cinquanta chilometri a sud di Tripoli, nella regione di Al-Aziziya, contro una postazione dell'esercito di Haftar. La reazione del leader del Lna non si è fatta attendere e il generale ha promesso che risponderà con la forza agli attacchi delle milizie di Sarraj.

Altri intensi raid aerei, secondo l'alleanza delle truppe leali al governo, La Forza di protezione di Tripoli, sarebbero partiti dall'aeroporto di Mitiga a Tripoli e da quello di Misurata.

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Politica

In risposta agli attacchi il portavoce di Haftar Ahmad al-Mesmari, ha dichiarato la regione ovest no-fly zone, definendola zona militare, vietando ad ogni aereo militare di poterla sorvolare, pena l'essere considerati un obiettivo legittimo.

Oltre che nei cieli libici la battaglia si svolge anche a terra. La Bbc riferisce di violenti scontri tra i due eserciti alla periferia di Tripoli. Nella capitale intanto è iniziato l'assalto dei cittadini a negozi e pompe di benzina per fare scorte di carburante e prodotti di prima necessità.

Appello internazionale per fermare gli scontri

Il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres si è detto profondamente inquieto per le sorti della Libia concludendo la sua visita venerdì scorso, dopo avere incontrato a Haftar a Bengasi e Sarraj a Tripoli.

Apprensione condivisa a livello internazionale: il premier italiano Giuseppe Conte, in una telefonata con lo stesso Guterres, ha espresso preoccupazione per la situazione libica.

Anche il ministro Salvini si è espresso sulla crisi libica auspicando che venga scongiurata una risoluzione armata e che si giunta ad un accordo pacifico.

La linea dei ministri del G7, riuniti a Dinard, in Francia, è unanime nel chiedere l'immediata interruzione di ogni azione militare auspicando un dialogo costruttivo fra le parti.

Nonostante gli scontri, l'inviato dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé, ha confermato che la Conferenza nazionale sulla Libia, in programma dal 14 al 16 aprile a Ghadames, nel sudovest del Paese, si terrà, sotto l'egida dell'Onu.

Obiettivo della conferenza è definire una roadmap per consentire alla Libia di uscire dal caos e dalla profonda crisi Politica ed economica in cui è piombato il Paese nel 2011, dopo la fine del regime di Muammar Gheddafi.

Preoccupazione per gli italiani presenti in Libia

La situazione di caos improvviso desta molta preoccupazione per le centinaia di italiani che vivono e lavorano in Libia. Alcuni imprenditori hanno già lasciato Tripoli e molte aziende stanno valutando se abbandonare il Paese per timore dell'avanzata del generale Haftar.

Risulterebbe già evacuato il personale italiano dell'Eni, in accordo con la Farnesina che segue costantemente l'evoluzione degli eventi.

Rassicurazioni arrivano intanto dal portavoce del generale Haftar per tutti gli stranieri che si trovano a Tripoli: quando le milizie entreranno nella capitale, "un'unità speciale" tutelerà la sicurezza delle aziende straniere e locali e delle sedi diplomatiche.

Sul sito della Farnesina campeggia intanto da due mesi il comunicato che sconsiglia di recarsi in Libia per motivi di sicurezza.

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