La Sea Watch 3 è entrata in acque italiane, la prua nella direzione di Lampedusa. La decisione in seguito alla constatazione delle condizioni dei 42 migranti a bordo. Nonostante l’alt a 12 miglia circa dalla costa da parte di motovedette della Guardia di Finanza partite da Lampedusa, l’imbarcazione della Ong continua a navigare, senza fermarsi, senza ripensamenti, fermandosi a qualche miglio dalla costa.

La decisione di approdare

Attraverso i social, il capitano Carola Rackete rende pubblica la decisione di entrare in porto a Lampedusa, consapevole dei rischi a cui andrebbe incontro (in primis le sanzioni previste dal decreto sicurezza bis: multe fino a 50 mila euro e confisca dell'imbarcazione), pur di portare in salvo i naufraghi.

La situazione è in stallo da ormai 15 giorni, e nessuna soluzione giuridica, né Politica, sembra risolverla. Lo sbarco, seppur non autorizzato, sembra essere l’ultima e l’unica scelta.

La risposta di Salvini

La replica del Ministro degli Interni Matteo Salvini non si è fatta attendere. L'intenzione del Ministro è quella di schierare la forza pubblica a difesa dei confini nazionali, e di non fornire l’autorizzazione allo sbarco, in modo da non rendere possibile per la nave ong approdare a Lampedusa. Salvini non risparmia neanche il comandante della Sea Watch, definendola “sbruffoncella”, e accusandola di fare “politica sulla pelle degli immigrati”, facendo riferimento anche a retribuzioni alla Rackete non meglio precisate.

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Poi, con un post su Facebook, continua sostenendo che verranno bloccate tutte le navi fuorilegge che gestiscono l’immigrazione, oltre ad apostrofare l’Europa “Assente. Come sempre”. L’autorizzazione, continua nel post il Ministro, non verrà mai concessa a chi pensa di “poter fare i porci comodi suoi, non rispettando le leggi di uno Stato e sulla pelle di poveri disgraziati”. Conclude con una sorta di appello ai governi di Olanda e Germania; trattandosi di una nave olandese e di una Ong tedesca, propone come soluzione immediata la distribuzione dei migranti “metà a Berlino e metà ad Amsterdam”

La Sea Watch aveva in precedenza scritto di aver comunicato ai migranti a bordo la decisione presa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di rigettare il ricorso presentato dalla comandante e dai 42 migranti.

Il provvedimento provvisorio urgente di protezione internazionale, invocava l’articolo 2 riferito al “diritto alla vita” e l’articolo 3 che concerne il “divieto di trattamenti degradanti e inumani” della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La reazione dei naufraghi è stata di disperazione, dal momento in cui viene percepita la situazione come una negazione dei diritti umani da parte dell’Europa.

La Ong tedesca invita a effettuare donazioni al fondo per l’assistenza legale per Sea Watch per aiutare il comandante a “difendere i diritti umani”, per aver condotto i migranti in un porto sicuro, come previsto dalla legge del mare.

Alla domanda se Bruxelles possa coordinare le attività sull’imbarcazione Ong, la Commisione Ue risponde di aver apprezzato l’azione dell’Italia che ha evacuato alcune persone della SeaWatch 3 per motivi medici e di sostenere in modo proattivo gli Stati membri che ricercano delle soluzioni di sistemazione e ricollocamento delle persone a bordo della nave una volta toccata terra.

Ad affermarlo è una portavoce, facendo riferimento a un "imperativo umanitario" e rimarcando che il governo comunitario continuerà a fare tutto il possibile per sostenere e gestire eventuali atti di solidarietà. A questo proposito Monsignor Nosiglia, arcivescovo di Torino annuncia che la sua diocesi è disponibile e pronta ad accogliere i naufraghi della Sea Watch, senza oneri per lo Stato.

Del destino della nave, invece, la Commissione fa sapere che non si tratta di una decisione di loro competenza e che, quindi, non sono in grado di designare una destinazione portuale per lo sbarco, ma possono limitarsi a organizzare il seguito, ovvero il da farsi a sbarco concluso.

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