Il Tribunale del Riesame ha scarcerato, e quindi rimesso in libertà, Domenico De Leo, il 50enne di Tuturano che il 3 luglio era stato arrestato dai carabinieri della frazione brindisina in quanto accusato di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” e “violazione delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro”. Il De Leo venne fermato in contrada Trullo insieme ad un 42enne di San Pietro Vernotico, dopo che i militari trovarono in un campo agricolo ben sei braccianti che stavano raccogliendo meloni.

Gli agenti chiesero subito ai lavoratori per conto di chi stessero lavorando, e se fossero stati assunti regolarmente. I braccianti, tutti richiedenti asilo, riferirono di essere stati assunti "in nero", quindi di non avere un regolare ingaggio. A questo punto per i due imprenditori, il sanpietrano e il tuturanese, scattarono gli arresti e furono trasferiti, dopo le formalità di rito, presso la casa circondariale di via Appia a Brindisi.

Al 50enne di Tuturano veniva contestato di essere in sostanza una sorta di "intermediario caporale", accusa che adesso è del tutto caduta, in quanto l'indagine effettuata nei suoi confronti, così come riferito dagli inquirenti, è risultata "carente".

I braccianti lavoravano a giornata

I carabinieri di Tuturano e Brindisi hanno provveduto ad ascoltare in caserma i lavoratori, anche con l'ausilio di alcuni interpreti.

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Cronaca Nera

In sostanza, secondo quanto accertato già in un primo momento dai militari dell'Arma, almeno un bracciante agricolo era stato reclutato in giornata proprio dallo stesso De Leo. Infatti, secondo i giudici del Riesame, quello che manca per contestare il reato penale all'indagato è proprio l'assenza di condizioni di sfruttamento durature. La prestazione di lavoro era insomma puramente occasionale, e si trattava del classico "lavoro a giornata".

Proprio uno dei braccianti ha dichiarato che la paga fosse di cinque euro per ogni ora. Un altro ha detto invece che lui si sposta giornalmente per cercare lavoro con la sua bicicletta, per cui non aveva già di suo un lavoro fisso. Agli inquirenti, lo stesso soggetto, ha riferito che lui vive in un casolare abbandonato nei pressi del rione Sant'Elia di Brindisi. Quella mattina del 3 luglio, il ragazzo, che non riusciva a trovare lavoro da ben due settimane, spostandosi proprio verso la frazione brindisina, che dista una decina di chilometri dal comune capoluogo, si imbatté nel De Leo, il quale gli propose di andare a lavorare nel campo in contrada Trullo, non molto lontano da Cerano.

Quei terreni non erano stati controllati nei giorni precedenti

Sempre nelle motivazioni del Riesame si legge che quei terreni in cui sono stati intercettati i migranti a lavoro non erano stati sottoposti a controlli nei giorni precedenti. Inoltre, l'ascolto dei lavoratori, non ha fatto emergere la circostanza che quella prestazione lavorativa dovesse continuare nel tempo. Nella piccola frazione brindisina, la notizia della remissione in libertà di Domenico De Leo si è immediatamente diffusa: da tutti l'uomo è infatti considerato un buon padre di famiglia e un grande lavoratore.

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