Tra le polemiche e il susseguirsi di notizie sull’attracco della Sea Watch 3 a Lampedusa, quasi nascosta dal caos mediatico, un’imbarcazione della guardia Costiera italiana carica di migranti è arrivata ieri, 30 giugno, intorno alle 23:30 nel porto di Pozzallo. 42 il numero di persone a bordo del natante, originari della Costa d’Avorio e di altre regioni dell’Africa centrale, mentre altre 14 erano già state trasferite a Lampedusa dalle nostre autorità.

Il viaggio

A partire erano stati, dunque, in 56, secondo una testimonianza della squadra mobile della Questura di Ragusa. 1000 euro il pagamento agli scafisti, dopo aver passato diversi mesi in una 'connection house'. La partenza dalla Libia a bordo di un gommone, per poi essere trasbordati su un fatiscente e vecchio barchino di legno. A localizzare l’imbarcazione e dare l’allarme alla Sala Operativa dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Lampedusa, la nave Ong Open Arms.

Dopo l’intercettazione e il soccorso di ieri mattina a sud delle isole Pelagie, quindi in acque Sar italiane da parte della Guardia Costiera, 14 migranti, bisognosi di cure, sono stati trasferiti a Lampedusa per i primi soccorsi. Le rimanenti 42 persone, tra cui 4 bambini e 3 donne incinte, sono, invece, arrivate in serata al porto di Pozzallo, trasportate da una motovedetta della Guardia di Finanza.

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Politica

In seguito alla prassi di accertamenti sanitari, i migranti sono stati trasferiti presso l’Hotspot di Pozzallo per le operazioni identificative e le fotosegnalazioni da parte della polizia scientifica della Questura di Ragusa. Saranno in seguito trasferiti secondo il piano di riparto della Prefettura.

Le indagini

In seguito allo sbarco, una sinergia di forze dell’ordine, Polizia di Stato (Squadra Mobile Questura di Ragusa), e Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, specializzati nel contrasto all’immigrazione, hanno potuto ascoltare le testimonianze dei passeggeri (grazie soprattutto all’aiuto e al supporto degli interpreti) che hanno condotto all’arresto dei due presunti scafisti.

Si tratta di due tunisini, entrambi maggiorenni. Sarebbero stati i libici, tramite preventivi accordi, ad affidare i migranti ai due uomini.

L’ingresso illegale è stato ulteriormente aggravato dalle condizioni inumane e degradanti della traversata, durata circa 48 ore, e che ha esposto i passeggeri a un grave pericolo per la loro incolumità. I due indagati sono stati condotti nel carcere di Ragusa, in seguito agli accertamenti sulla loro identità tramite l’acquisizione delle impronte digitali da parte della Polizia Scientifica della Squadra Mobile.

Adesso i due fermati sono a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea.

Proprio il giorno prima, il 29 giugno, il Ministro degli Interni Matteo Salvini, aveva avvertito e minacciato le navi Ong Alan Kurdi e Open Arms di sequestro, arresto e di una maxi multa se queste avessero fatto rotta verso l'Italia. Nonostante tutto, la nave Ong ha comunque dato un concreto aiuto nelle operazioni di segnalazione e sbarco dei migranti.

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