Un testimone oculare potrebbe far riaprire il caso sulla tragica morte di Lady Diana, l'indimenticata 'regina di cuori' del popolo inglese e non solo. Proprio 22 anni fa, il 31 agosto 1997, la principessa che aveva solo 36 anni, perse la vita in un incidente stradale nel tunnel sotto il ponte dell’Alma a Parigi.

Nel terribile schianto della Mercedes su cui viaggiava passata la mezzanotte, inseguita dai paparazzi, morirono anche il suo compagno, il magnate egiziano Dodi Al-Fayed e l'autista. Secondo il teste, a provocare l'incidente fu un'auto francese: un dato che farebbe emergere verità finora occultate.

La rivelazione del testimone

È stata la donna più famosa e fotografata del mondo. La notizia della sua morte ha sconvolto non solo i sudditi di Sua Maestà, ma l'opinione pubblica mondiale e destabilizzato anche la stessa famiglia reale che non aveva fatto i conti con il fenomeno Diana, un mito già in vita. Non solo l'ex moglie di Carlo, aveva superato in popolarità i Windsor, ma la gente dimostrò di amarla per il suo stile comunicativo semplice e diretto, la capacità di arrivare al cuore di ognuno, e il suo autentico impegno umanitario.

I giorni seguenti la sua morte, stampa e televisioni di ogni parte del globo si occuparono a lungo del tragico incidente cercando di ricostruirlo nei dettagli, e di ipotizzare cosa fosse realmente accaduto. La diretta televisiva dei funerali fu seguita da oltre due miliardi di persone.

A 22 anni esatti dalla sua scomparsa, la popolarità di Lady Diana non si è mai offuscata e si sono susseguite teorie suggestive quali l'ipotesi di un omicidio o di un complotto della famiglia reale.

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Cronaca Nera Gossip

In questi giorni, la stampa britannica ha pubblicato qualche anticipazione di un libro in uscita il prossimo 12 settembre dal titolo indicativo 'Diana, case solved'. Lo ha scritto il giornalista investigativo Colin McLaren che, con il collega Dylan Howard, ha contattato Le Van Thanh. L'uomo, figlio di immigrati vietnamiti, era a bordo di una Fiat Uno quando la Mercedes guidata da Henri Paul, mentre la guardia del corpo di Diana, Trevor Rees Jones, gli era seduto a fianco, e dietro viaggiavano la principessa con il suo compagno, gli piombò addosso per poi sbandare e schiantarsi a 120 chilometri orari contro il tredicesimo pilastro della galleria.

Secondo il testimone, la polizia avrebbe ricostruito l'esatta dinamica dell'incidente, ma non avrebbe fatto trapelare nulla per proteggere un connazionale che avrebbe provocato la morte di Diana. Il teste ha anche detto di aver omesso altri particolari perché il caso coinvolgerebbe oltre alla polizia francese, persone potenti. Michael Cole, portavoce del padre di Dodi Al-Fayed, ritiene che le informazioni contenute nel libro potrebbero far riaprire il caso, ma rivolgendosi alla polizia francese o britannica verrebbero insabbiate.

L’indagine della Casa Reale stabilì che l'incidente fu causato dalla negligenza dell’autista, e dall'auto già incidentata e pericolosa. Si trattò di una cospirazione, per la famiglia Al Fayed che ha condotto una propria inchiesta.

Il racconto dell'unico sopravvissuto

L'unico sopravvissuto, Trevor Rees Jones, ha cercato nel corso degli anni di ricostruire cosa fosse accaduto nell'incidente da cui uscì devastato.

Per le conseguenze, tra cui un grave trauma al cervello, non ricorda che qualche istante di ciò che avvenne prima e dopo l'impatto dell'auto con il pilone del tunnel. Prima, l'uscita dall'hotel Ritz pieno di paparazzi. Diana e Dodi avevano deciso di lasciarlo con l'obiettivo di recarsi in un appartamento privato di lui. Henri Paul, l’autista e vice capo della sicurezza dell’albergo, partì alla svelta. Jones ricorda che erano seguiti da tantissime auto piene di fotografi. Poi, che li affiancò una moto, quindi il buio. Dopo lo schianto, un unico ricordo: una voce femminile, che chiedeva aiuto dal sedile posteriore. Era quella di Diana che chiamava Dodi. Ma il compagno era morto sul colpo, come anche l'autista. La principessa, invece, ebbe un arresto cardiaco e fu rianimata e portata all'ospedale Pitié-Salpêtrière, ma dichiarata morta alle quattro del mattino per le conseguenze delle gravissime lesioni riportate.

Il motivo della permanenza di Diana a Parigi è emerso solo di recente: aveva trascorso alcuni giorni in Sardegna sullo yacht comprato dal magnate per l'occasione: le foto di quella vacanza fecero il giro del mondo. Poi era stata nella villa di lui nella Fancia del sud. Ma, come svelato dall'ex maggiordomo reale, Paul Burrell, Diana era stanca e voleva tornare a casa. Da Parigi doveva prendere un jet privato, di Harrods, il cui proprietario era il padre di Dodi, per andare a Londra, ma le cose andarono diversamente. Forse non si saprà mai cosa realmente accadde quella notte. I dubbi e i misteri restano tanti. L’ex re dei paparazzi, Darryn Lyons, presente allora sul luogo dell'incidente è drastico: "Non penso che riusciremo mai ad arrivare fino in fondo alla verità della storia".

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