Nella notte di lunedì 18 novembre si sono concluse le indagini dell'Arma dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale Calabria, che insieme al coordinamento EUROPOL ed EUROJUST (agenzie che si occupano della sicurezza europea) e ai dipartimenti delle polizie di stato coinvolte nel blitz - come Germania o Gran Bretagna - hanno portato al sequestro di preziosi beni archeologici, tra cui monili e gioielli antichi, del valore di diversi milioni di euro.

L'indagine andava avanti dal 2017: avviata dal G.I.P.

del Tribunale di Crotone, ha portato all’arresto dei soprannominati "tombaroli", un'organizzazione composta in tutto da 23 persone. I due più interessati all'ambito archeologico sono entrambi residenti del Crotonese e sono stati arrestati, gli altri 21 provenienti da varie città italiane sono invece stati posti agli arresti domiciliari. Sono state inoltre portate avanti perquisizioni per 80 individui indagati ma comunque in stato di libertà. La brillante operazione dell'Arma è stata posta all'attenzione del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che ha fatto i complimenti anche alla Procura di Crotone per il lavoro svolto e per il recupero dei beni dello Stato.

I reperti recuperati sarebbero del IV/III secolo a.C.

I siti colpiti si trovano nell'area di Cirò Marina, nel Cosentino, e a Paludi, nominata nelle intercettazioni. Le aste venivano svolte su scala nazionale e internazionale, arrivando a toccare anche zone del Nord Europa; per giungere ai colpevoli sono state svolte più di 80 perquisizioni in Italia - dove sono stati rinvenuti nelle abitazioni degli indagati altri reperti archeologici rubati nel Crotonese - e alcune tra Germania, Francia, Inghilterra e Serbia.

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Ambiente Calabria

Numerose le denunce, l’ultima di queste avvenuta lo scorso anno, dalle Soprintendenze ai beni culturali calabresi che non potevano più ignorare la barbarie con la quale venivano svolte queste razzie. I sopralluoghi degli inquirenti hanno evidenziato grandi devastazioni e buchi nel terreno che hanno permanentemente rovinato i siti coinvolti a causa di ruspe e altri macchinari invasivi impiegati; gli indagati sono accusati di impossessamento illecito di beni culturali dello Stato, di ricettazione, di danneggiamento del patrimonio archeologico statale ed esportazione illecita.

Le aree più ricche sono quelle dei possedimenti Magno Greci calabresi, sulla costa e non solo, risalenti al IV/III secolo a.C.: tra i reperti troviamo vasi in terracotta, lucerne, fibule e monili preziosi, di alto valore monetario. Di notevole valore culturale invece i piatti che raffigurano scene di vita quotidiana.

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