Il trentesimo anniversario del crollo del partito comunista anche in Cecoslovacchia ("Rivoluzione di Vellut"o) è stato celebrato sia nella Repubblica Ceca che nella Slovacchia, subentrate dal 1993 all'antico Stato unitario. Sulla piana di Letnà, presso Praga, sono scese in piazza sabato oltre duecentomila persone. Oltre alle celebrazioni, hanno manifestato contro il presidente della repubblica Miloš Zeman e, soprattutto, contro il premier Andrej Babiš.

I presenti hanno contestato a Babiš il conflitto di interesse tra la sua carica istituzionale e quella di titolare della Agrofert, una holding agro-alimentare che opera anche nelle costruzioni, nella chimica, nella distribuzione, l'industria del legname e i mass-media.

Il comitato organizzatore è un comitato di studenti e cittadini, chiamato “un milione di attimi per la democrazia”. La manifestazione fa il paio con una analoga dello scorso mese di giugno che fu anche più numerosa. Entrambe sono considerate le più grandi manifestazioni dai tempi di quelle che hanno portato alla caduta del regime comunista.

A Praga si contesta al premier anche i suoi trascorsi

Riguardo ad Andrej Babiš sarebbe in corso un'indagine penale per presunta corruzione e frode relativa ai bilanci di una fattoria di Agrofert.

Senonché il procuratore competente avrebbe inspiegabilmente interrotto le indagini. I manifestanti temono che il premier possa insabbiare l'indagine o influenzarla a proprio vantaggio. Nè si fidano della ministra guardasigilli Benešová.

In passato, anche la Commissione europea ha contestato al premier della Repubblica Ceca il reato di malversazione di fondi europei. La magistratura interna, tuttavia, ha archiviato la posizione di Babiš. Per questo i manifestanti chiedono che Babiš venda la sua holding e revochi l'incarico alla Benešová o si dimetta da premier.

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Per tali decisioni gli hanno dato un termine con scadenza alla fine dell'anno. Poi ricominceranno con le manifestazioni.

Gran parte dei manifestanti, inoltre, ritengono Babiš non soltanto un premier disonesto ed in conflitto d'interesse. Gli contestano soprattutto il passato di ex funzionario comunista e forse agente della polizia segreta. Si tratta dei quaranta-cinquantenni delle classi medie, di tendenza liberale e conservatrice, già scesi in piazza ai tempi della Rivoluzione di velluto.

I giovani di Praga sembrano condividere meno le ragioni ideali dei loro padri

“Un milione di attimi per la democrazia” non vede di buon occhio nemmeno il presidente della repubblica Miloš Zeman.

Secondo taluni Babiš sarebbe addirittura in posizione di soggezione nei confronti di Zeman. Questi, infatti, più volte non avrebbe accettato di ratificare la nomina di alcuni ministri da parte del premier. Inoltre, Zeman sarebbe fautore di una Politica estera aperta alla Russia e alla Cina, pur restando nell'ambito della Nato.

Il caso, quindi, va oltre una semplice contestazione relativa ai presunti conflitti d'interesse del premier. La compagine ministeriale di Andrej Babiš, infatti, è appoggiata dall'esterno anche dalla sinistra e dai comunisti.

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Le dimissioni di Babiš, oltre a gettare discredito verso i partiti di sinistra li estrometterebbe, di fatto, dall'area della maggioranza governativa. Inoltre, sullo sfondo, alcuni osservatori fanno notare un'oggettivo scontro di generazioni, nell'ambito di questa nuova “primavera di Praga”.

Chi ha meno di quarant'anni, infatti, sente meno le ragioni ideali di chi, nel 1989, ha manifestato contro il comunismo. Gli studenti sono maggiormente attratti dai temi dell’ecologia e del diritto allo studio.

I giovani lavoratori invece sul diritto alla casa e l'ingerenza del capitale privato sui problemi del lavoro. Sono coloro che, alle ultime presidenziali hanno dato la maggioranza relativa a Miloš Zeman.

Comunque, anche per evitare ulteriori contestazioni, il governo ceco ha accettato la proposta di quello slovacco di festeggiare congiuntamente il trentennale della rivoluzione di velluto a Bratislava anziché a Praga.

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