Le condizioni di salute psicofisica del fondatore di Wikileaks Julian Assange sono alquanto gravi e preoccupanti - così scrivono i medici in una lettera aperta e indirizzata al ministro degli Interni britannico Priti Patel. In carcere dallo scorso maggio a Londra, dopo il rifiuto dell'asilo politico da parte dell'Ecuador, il fondatore di Wikileaks verserebbe in gravi condizioni fisiche e psicologiche. La situazione secondo gli stessi medici, senza provvedimenti immediati, rischia di degenerare. Esisterebbe secondo i medici il rischio concreto ed elevato che possa morire in prigione.

Il 25 febbraio è attesa l'udienza

Il 25 febbraio 2020 ci sarà l'udienza da parte del Tribunale di Westminster, che inizierà a dibattere sulla richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti d'America, Paese in cui Julian Assange è accusato di spionaggio con oltre diciotto capi d'accusa. Attualmente, il fondatore di Wikileaks sta scontando una pena di cinquanta settimane, dopo aver vissuto per ben sette anni nella sede diplomatica dell'Ecuador in Inghilterra. Secondo gli Stati d'Uniti d'America, Assange avrebbe messo a rischio la sicurezza della nazione, pubblicando oltre duecentocinquantamila cablogrammi e cinquecentomila atti segretissimi attinenti all'attività dell'esercito americano in Siria e Afghanistan.

I medici chiedono un trattamento urgente

La lettera da parte dei medici del Regno Unito, dell'Australia, dell'Europa e dello Sri Lanka è un grido di aiuto per il fondatore: "Scriviamo questa lettera aperta perché riteniamo che il signor Assange richieda una valutazione medica urgente da parte di esperti sul suo stato di salute sia fisico che psicologico" affermano. "Se una valutazione e un trattamento così urgenti non dovessero aver luogo, nutriamo serie preoccupazioni, in merito alle prove attualmente disponibili, che il signor Assange potrebbe morire in prigione" - proseguono.

“La situazione medica è quindi urgente. Non c'è tempo da perdere" - concludono. I medici chiedono, quindi, a gran voce, il trasferimento del fondatore di Wikileaks dal carcere di Belmarsh (Sud-Est di Londra) ad un ospedale universitario che possa garantirgli le cure necessarie. L'attuale richiesta da parte dei medici parte in seguito alla testimonianza oculare da parte di Julian Assange dello scorso 21 ottobre a Londra, ritenuta "straziante".

In seguito, si è tenuto conto anche del rapporto che ha consegnato il primo novembre scorso il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Nils Melzer. La situazione, quindi, sembra giunta oramai al capolinea: Julian Assange avrebbe bisogno di cure mediche per poter sostenere in condizioni dignitose il processo del prossimo febbraio 2020 e scongiurare un aggravamento delle sue condizioni di salute sempre più probabile.

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