Il 18 gennaio del 2017 una valanga ha portato via la vita di 29 persone, famiglie distrutte, bimbi, madri, padri, fratelli, sorelle, genitori e figli. Una tragedia che ha tenuto con il fiato sospeso tutti gli italiani per sette lunghissimi giorni, durante i quali si è sperato fino all'ultimo istante che ci fosse ancora qualcuno vivo, sotto tutta quella neve, quei tronchi, quei detriti, quei rottami di resort costruito nel posto sbagliato. Una tragedia che poteva essere evitata, se la strada fosse stata pulita in tempo, se le persone avessero potuto lasciare l'albergo, se si fosse trovata un'alternativa, ma prima ancora, se quell'albergo non fosse stato ingrandito e fatto diventare un fronte diretto per le valanghe.

Tra le archiviazioni anche tre ex governatori della Regione Abruzzo

Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, i tre ex governatori della Regione Abruzzo fanno parte della folta schiera di imputati che hanno visto archiviare la propria posizione nell'indagine riguardante la tragedia del 18 gennaio del 2017.

Per quella valanga maledetta del 18 gennaio, 29 morti e nessun responsabile finora. Dei 22 capi d'imputazione nessuno ha trovato giustificazione presso il Gip del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, che ha disposto l'archiviazione dei 22 indagati.

Nella sua dichiarazione il Gip dichiara che i fatti portati dall'opposizione sono irrilevanti, a fronte delle risultanze investigative del Pm, giudicate esaustive e precise. Un colpo al cuore per i parenti delle vittime, che avrebbero voluto un segno di giustizia, qualcosa che desse loro la sensazione che il loro dolore fosse compreso.

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Cronaca Nera

Le richieste di rinvio a giudizio erano 25 ed erano partite il 6 febbraio di quest'anno, da parte del Procuratore Capo di Pescara, Massimiliano Serpi, e del Sostituto Procuratore Andrea Papalia. Le indagini sono state compiute per la maggior parte dai Carabinieri Forestali, e riguardavano numerose ipotesi di reato.

Si partiva dalla mancata realizzazione di una carta valanghe aggiornata e puntuale, dall'indifferenza rispetto all'unico mezzo provinciale adatto alla pulizia delle strade con quella enorme quantità di neve, che era rotto da mesi. Poi si continuava con le presunte inadempienze degli addetti ai lavori per la pulizia e lo sgombero delle strade di accesso a Farindola e quindi all'Hotel. I reati ipotizzati andavano dal crollo di costruzioni al disastro colposo, dall'omicidio preterintenzionale alle lesioni colpose, dal falso ideologico all'abuso d'ufficio.

Senza parlare poi della maleducazione di alcuni operatori telefonici e dei tentativi successivi di depistaggio.

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