La prima pagina di oggi, domenica 24 maggio 2020, per gli americani che leggono il New York Times, è stata sicuramente diversa dal solito. Il titolo: "I morti negli Stati Uniti vicini a 100mila, una perdita incalcolabile" e di seguito: "Loro non erano semplicemente nomi in una lista, loro erano noi. I numeri, da soli, non possono misurare l'impatto del Coronavirus in America".

Ecco perché la redazione del New York Times ha deciso di scrivere mille nomi sulla prima pagina, con piccoli dettagli personali, a rappresentare l'enormità del lutto che interessa migliaia e migliaia di cittadini americani.

Sono vite interrotte, sono lavori non più svolti, sono affetti lacerati, sono storie personali dal valore immenso, che una lista non può sicuramente rappresentare in modo esaustivo, ma che offre una visione e un impatto enormi e crea emozioni fortissime.

Una pagina popolata da 100mila persone e mille nomi

Cliccando sulla piccola scritta a fondo pagina, tipo il nostro "continua a leggere...", si apre uno spazio aperto e sconfinato pieno di piccole figure, quasi centomila. Ogni dieci figure un nome, un dettaglio, l'età. Le mille persone ricordate sulla prima pagina del quotidiano statunitense sono il 10% del totale, e la grafica scelta per rappresentare questa percentuale è devastante, avvicina il lettore a quelle persone come se le incontrasse una per una, riuscendo persino a immaginare qualcosa della loro vita interrotta prima del tempo.

E così si incontra Loretta, 68 anni, nata nelle Filippine e sopravvissuta al cancro, Black N Mild, 48 anni, dj radiofonico, Mike Longo, 83, pianista jazz, Freda, 51, infermiera con la passione dei viaggi.

I dettagli sono stati ricavati da centinaia di giornali statunitensi che hanno pubblicato i necrologi, dal 5 marzo fino al 23 maggio.

"Centomila", si legge in un riquadro, "Un numero è una misura imperfetta quando è applicato alla condizione umana. Un numero fornisce una risposta a quanti sono, ma non può mai trasmettere l'individuale arco della vita, i 100.000 modi di salutare il mattino e dire buona notte".

"Che cosa è successo negli Stati Uniti nel 2020?" L'autore si pone alcune domande riguardo all'esagerato numero di vittime americane, al perché così tanti e in modo così atroce, perché i neri e i latini, ma non riesce a fornire una risposta.

"Per ora, tutto quello che possiamo fare è trattenere il respiro", conclude, "cercando di metabolizzare la perdita di vite umane più grande di quelle affrontate in diverse decadi di guerra, dal Vietnam all'Iraq".

Quello dell'edizione domenicale del New York Times, non è il posto giusto per le domande, ma è il tempo del silenzio, del ricordo, del dolore incalcolabile.

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