"Sembra che siamo in guerra, ma non siamo in guerra": intervistata da La Repubblica, Maria Rita Gismondo fa il punto sul coronavirus, o meglio sui danni prodotti in questi giorni da "un bombardamento di notizie sull'infezione che fomentano la paura". Tra i miti da sfatare, cita quello delle mascherine: "non servono", dice chiaro e tondo la direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia, Diagnostica delle Bioemergenze dell'Ospedale Sacco di Milano. Da due settimane riferimento per la Lombardia, il centro lavora senza sosta per analizzare i campioni di possibili casi di Coronavirus, al ritmo di 50 test ogni due ore.

Saltati i turni abituali di lavoro, nella successione di notti uguali ai giorni, biologi e tecnici che la direttrice chiama 'angeli' sono attivi per fornire quelle risposte che ci si aspetta dalla scienza. Ma da oggi i tamponi, 9500 quelli finora effettuati, verranno eseguiti solo su soggetti sintomatici, o a forte sospetto di sintomatologia, come ha chiarito in conferenza stampa alla protezione civile Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità. Intanto, il nuovo bilancio è di 400 contagi e 12 morti, otto minorenni positivi, di cui sei in Lombardia.

Mentre la buona notizia è che anche la donna della coppia cinese ricoverata all'Ospedale Spallanzani di Roma è guarita.

Coronavirus, 'La mascherina? Solo per le visite'

La maggior parte dei tamponi finora esaminati sono risultati negativi. Ma tutto questo lavoro è servito e servirà per capire le modalità di diffusione del coronavirus. D'ora in poi, i tamponi faringei verranno fatti in maniera mirata su chi ha sintomi compatibili con l'infezione.

Non per questo diminuisce il lavoro al laboratorio dell'Ospedale Sacco di Milano. Ora ci sono otto medici, due in più per far fronte all'emergenza sanitaria, 15 tecnici che da 15 giorni sostengono ritmi serrati. All'inizio c'erano state poche richieste di analisi. Poi, scoppiato il caso dell'ospedale di Codogno, i campioni da analizzare sono diventati centinaia.

Ma la dottoressa Gismondo e i tecnici non trascorrono di certo tutto il tempo in laboratorio indossando mascherine, perché non servirebbe.

La scienziata ha spiegato che sia lei che i suoi collaboratori indossano i dispositivi di sicurezza solo al momento di esaminare campioni o vedere i pazienti infetti. "Per il resto meglio una maschera di carnevale", ha scherzato Gismondo. Le mascherine sono un dispositivo che all'esterno deve portare chi è malato per proteggere altre persone da eventuali contagi.

Coronavirus, occorre corretta informazione

Dal punto di vista di Maria Rita Gismondo, dinamica 66enne alla guida del laboratorio del Sacco dal 1995, a far paura non è il Coronavirus, ma l'informazione scorretta, le fake news, il panico generato nella massa.

"C'è stato un lavaggio del cervello collettivo", ha spiegato Gismondo. Da giorni, la virologa ha sottolineato la necessità di abbassare i toni, informare correttamente, non creare allarmismi. Per questo, era stata attaccata da un suo illustre collega, Roberto Burioni, Professore ordinario di Virologia e Microbiologia all'Università San Raffaele di Milano, che l'aveva definita in maniera sarcastica 'signora del Sacco'.

Gismondo aveva scritto in un post Facebook, poi rimosso, che è una follia scambiare un'infezione poco più seria di un'influenza per una pandemia letale. Nell'intervista, ha ribadito che occorre informare i cittadini, spiegare le cose con onestà e obiettività, non invadere la gente con video di città deserte o ambulanze a sirene spiegate che creano il panico.

La direttrice del laboratorio è soddisfatta per le recenti dichiarazioni del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha detto che la situazione è più difficile che pericolosa. "E' vero che il virus è aggressivo, ma nelle conseguenze è poco più che una normale influenza", ha detto Fontana. "Significa che mi stanno ascoltando", ha dichiarato soddisfatta la scienziata secondo la quale è inaccettabile la strumentalizzazione della Salute a livello politico, mentre occorre riferire quel che accade con coscienza.

Sostanziale identità di vedute con Ilaria Capua, virologa italiana di fama mondiale che dirige in Florida il One Health Center of Excellence della University of Florida.

Capua ha più volte invitato tutti a chiamare le cose con il loro nome, quindi a definire il Coronavirus una sindrome simil-influenzale ad elevata capacità di contagio.

Coronavirus, Burioni chiede scusa a Gismondo

Alla fine sono arrivate le scuse. "Mi dispiace per la mia frase in cui ho definito la collega Gismondo 'signora del Sacco', è stata una frase sfortunata", ha detto Burioni ospite della trasmissione radiofonica 'Circo Massimo'. Per il resto, però, il virologo resta della sua idea: il Coronavirus non è la peste nera, ma non è nemmeno un'influenza. E' un virus contagioso e può essere pericoloso.

Va arrestato il contagio.

Per Burioni la mortalità della malattia è delll'1%, ma a renderla pericolosa per la nostra Sanità, sarebbe il numero di persone che vanno in terapia intensiva. "Questo potrebbe aumentare la mortalità per altri casi, come gli infarti". Gismondo ha invitato i cittadini a valutare i dati di ministero della Salute e Cnr che parlano dello 0,1% di mortalità sui casi registrati in Italia. La virologa ha ripetuto che i decessi finora accertati, non sarebbero avvenuti per coronavirus ma per concause in persone anziane o immunodepresse.

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