Adesso "sta facendo molti danni perché è nuovo e ci ha trovati biologicamente impreparati, ma nel lungo termine è senza speranza". Il Coronavirus è spacciato, e nulla potrà contro la forza della ricerca. Non è un'entità soprannaturale, né un cavaliere dell'Apolcalisse, e la scienza lo sconfiggerà.

Parole ottimistiche che infondono speranza, perché a pronunciarle è uno scienziato di fama mondiale, oltre che uno dei massimi esperti di vaccini, Guido Silvestri. Il 58enne, medico anti Aids per la sua ricerca di un vaccino contro l'Hiv, originario di Senigallia, è uno dei grandi cervelli italiani fuggiti all'estero.

E' professore ordinario e capo dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta, Usa, oltre che direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center, e membro dell’Emory Vaccine Center. Il coronavirus sta assediando il globo, la metà della popolazione planetaria, circa quattro miliardi di persone, è bloccata in casa da misure restrittive che accomunano molti stati, economie e società sono paralizzate, mentre medici e infermieri sono in prima linea, e team di ricercatori in lotta contro il tempo. In questo scenario, ogni dì, Silvestri, anche alla fine di una lunga ed estenuante giornata di lavoro, aggiorna la sua pagina Facebook con un bollettino ottimistico sull'andamento della pandemia.

Malgrado le centinaia di migliaia di morti e di ammalati, da scienziato, è certo che la battaglia contro il coronavirus sarà vinta, anche con l'aiuto della bella stagione. Concetti ribaditi in due interviste rilasciate nelle ultime ore al Quotidiano Nazionale e a Il Messaggero.

Silvestri, 'Il coronavirus non ha speranza'

Per Silvestri, il virus non ha speranza per il semplice fatto che non siamo nel 1918, ai tempi dell’influenza Spagnola, nel 1348, ai tempi della Morte Nera, o nel 1630, data della peste manzoniana. Abbiamo la fortuna di essere uomini del 2020: la scienza dispone di strumenti, tecnologie e potenziali terapie che farano la differenza in tempi brevi rispetto ad altre fasi storiche.

Gli scienziati, giorno dopo giorno, stanno imparando a conoscere il Sar-CoV-2, come la malattia Covid-19 che provoca.

Inoltre, rispetto all'Hiv che il medico ha studiato a lungo, il Sars-CoV-2 è molto più debole. L'Hiv, ha ricordato il professore anche nel suo bollettino su Facebook, in trent’anni ha provocato 35 milioni di morti, e ancora non c'è una cura definitiva né un vaccino. Sars-CoV-2 non è insidioso come l'Hiv perché è un virus incapace di nascondersi, di integrarsi nel genoma dell’ospite. Non è bravo a mutare, per cui è più vulnerabile alla risposta immune dell’ospite. Se è purtroppo inevitabile che Covid-19 causerà ancora molti morti nelle prossime settimane, forse mesi, per il medico sarà inevitabilmente neutralizzato perché la ricerca procede a grandi passi.

Silvestri, il fattore stagionale sarà d'aiuto

Sarà dunque la scienza a debellare il coronavirus, non la bella stagione che si limiterà a dare una mano perché significherà avere una tregua nell'aggressività del contagio. Il professore ha ricordato che tutti i coronavirus hanno da sempre un andamento stagionale. Inoltre, l'espandersi della pandemia finora ha evidenziato caratteristiche che per Silvestri sono difficili da spiegare se non ricorrendo al fattore climatico.

Il virus, meno letale e contagioso dove fa più caldo, ha colpito maggiormente le aree a nord. Basti analizzare le differenze in Italia tra nord e sud, o in Spagna dove l’80% dei casi sono a nord di Madrid, negli Usa dove più colpita è la popolazione che vive a nord fino ad avere l’80% dei morti.

Invece, il sud est asiatico, l’Africa e l'India sembrano più protetti dalla pandemia.

Silvestri, attenzione al possibile ritorno del virus in autunno

La scorsa domenica, Silvestri è stato ospite in collegamento del programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa. In studio c'era l'amico e collega, anche lui marchigiano, Roberto Burioni, con il quale ha fondato il 'Patto trasversale per la scienza'. Silvestri, d'accordo con Burioni, ha ipotizzato un ritorno in autunno del virus, proprio come fanno i virus influenzali. Bisogna, dunque, utilizzare il tempo a favore e l'esperienza accumulata, per non farsi trovare impreparati, anche a livello di strutture ospedaliere.

Nel frattempo, sono in fase di studio antivirali diretti alla proteina chiave del coronavavirus, uno proprio all'Emory Vaccine Center, e 15 anticorpi neutralizzanti il virus.

Poi, farmaci capaci di inibire direttamente la replicazione del virus, e altri che riducono gli effetti collaterali della reazione infiammatoria dell'ospite. Per il vaccino ci vorrà più tempo, ma l'esperto è certo che con l'armamentario scientifico e tecnologico senza precedenti dispiegato in tutto il mondo, la scienza trionferà. E sarà la rivincita verso "tutti i ciarlatani, spacciatori di fake news e di chi, prima di questa pandemia, berciava sui ‘pericoli dello scientismo’ e ora se la fa addosso per paura del virus".

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