Dall'Italia agli Usa la sostanza non cambia e nemmeno la memoria. Nel caso di Giovanni Falcone di cui oggi, 23 maggio, ricorrono i 28 anni dalla morte nella strage di Capaci, la sostanza è quella di un uomo, un magistrato che era consapevole del suo dovere, compiuto con coraggio fino alle estreme conseguenze. Più o meno quello che insegnano alla Fbi Academy di Quantico dove c'è un busto in bronzo di Falcone ad accogliere i giovani che sognano di entrare nella celebre polizia federale statunitense. Alla base del tributo al magistrato siciliano c'è uno scudo che reca scolpita una bilancia, simbolo di equità e giustizia.

Giovanni Falcone che gli americani onesti hanno conosciuto e amato tanto quanto gli italiani.

Il rapporto di Falcone con gli USA: l'incidente di Sigonella

Fu l'allora direttore dell'Fbi, Louis Freeh, a volere nel 1994 il tributo a Falcone, due anni dopo l'eccidio di Capaci: molto prima, pertanto, di tanti monumenti e intitolazioni al magistrato che sono stati fatti in Italia. I rapporti di Falcone con gli States raggiungono il punto più alto nei primi anni '80, quando il magistrato prepara il rinvio a giudizio per Rosario Spatola più 119, ma come racconta Giannicola Sinisi c'erano già stati 'contatti' quando il magistrato lavorava a Lentini come pretore e fu chiamato a Sigonella per un incidente aereo che aveva causato anche la morte del pilota.

Quando entrò nella base e si rese conto che erano in corso numerose operazioni di volo, come se nulla fosse accaduto, rimase profondamente colpito dalla spiegazione fornita dal comandante. I velivoli ripetevano le manovre dell'aereo caduto per un duplice scopo: superare la paura per quanto accaduto e correggere eventuali errori commessi dal pilota deceduto.

"La morte, secondo la visione di quel comandante, poteva essere un dono fatto ad altri, per imparare dagli errori. Giovanni ne rimase impressionato", racconta Sinisi al quale questa vicenda venne raccontata da Falcone in persona.

I rapporti tra le mafie americana e siciliana

C'è un'altro simbolo della lotta alla mafia che viene ricordato a Quantico, si tratta di Boris Giuliano ucciso in un agguato nel 1979: era stato il primo a indagare sui rapporti tra le famiglie americane e quelle siciliane e a lui l'Fbi ha dedicato una targa commemorativa nella propria sede.

Sulla scia del lavoro svolto da Giuliano, il giudice Rocco Chinnici affidò a Falcone le indagini sul narcotraffico tra la Sicilia e New York (la celebre inchiesta che prende il nome di Pizza Connection) e quest'ultimo si focalizzò su coloro che erano fuggiti oltre oceano a seguito del 'bagno di sangue' ordinato da Totò Riina. In particolare la famiglia Inzerillo, vicina a Stefano Bontade e imparentata con il potente clan newyorchese dei Gambino. "Falcone comprese quello che rappresentava nel 1981 l'uccisione di Salvatore Inzerillo - spiega all'Agi il docente di Storia contemporanea Salvatore Lupo - e quanto questa destabilizzasse la mafia tra Palermo e New York". Di questo Lupo parla nel suo libro, "Quando la mafia trovò l’America.

Storia di un intreccio intercontinentale 1888-2008".

Washington era contraria allo 'svuotamento' del pool

Nella sua ricostruzione dei rapporti tra Falcone e gli USA, l'Agi ricorda anche un particolare molto importante. Alla fine degli anni '80, infatti, il magistrato palermitano si trovo a combattere una guerra intestina con lo stesso Csm che portò allo svuotamento del pool antimafia. Washington prese una posizione netta a favore di Giovanni Falcone e questo viene svelato in un cablogramma dell'estate 1988 che viene riportato da Sinisi, il quale na ha ottenuto la desecretazione. Nella circostanza ci fu una contrapposizione tra Falcone e Antonino Meli, capo dell'Ufficio Istruzione di Palermo e dagli USA venne espressa preoccupazione per "uno sforzo antimafia a rischio e per un possibile pericolo che possono correre in tal caso gli interessi statunitensi".

Ma per la prima volta, caso più unico che raro dal dopoguerra ai giorni nostri, il volere di Washington in Italia fu disatteso. Gli eventi da questo momento in poi corrono veloci, Falcone che viene chiamato dal ministro Martelli a dirigere gli Affari penali, la Cassazione che convalida la sentenza del maxiprocesso e scatena la sequela di vendette da parte dei corleonesi, fino al 23 maggio del 1992 quando finisce la vita di Giovanni Falcone lungo l'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, insieme a quella della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Un altro cablogramma di Washington, dopo il decesso del magistrato, espresse tutto il pessimismo dell'autorità USA dinanzi alla scomparsa di una figura definita "insostituibile" nella lotta a Cosa Nostra.

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