L'omicida di Eleonora Manta e Daniele De Santis ha avuto il primo contatto con i familiari. Nel supercarcere di Borgo San Nicola a Lecce, dove è recluso dal 28 settembre, il 21enne Antonio De Marco è stato a colloquio con Mariangela, la sorella più grande. L'ultima volta che l'aveva vista era un libero cittadino, un ragazzo qualsiasi, studente in Scienze infermieristiche, tirocinante presso l'ospedale Fazzi della città. Ora il giovane, originario di Casarano, è un reo confesso, accusato di duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dall’aver agito con crudeltà, e di porto abusivo d’arma bianca, avendo ucciso la coppia con un coltello da caccia.

All'omicida l'appello della famiglia: 'Racconta tutta la verità'

A nome della famiglia, la sorella, finora l'unica dei congiunti ad averlo incontrato, ha chiesto all'omicida dell'arbitro di calcio e della fidanzata che agli inquirenti racconti tutta la verità sul crimine commesso, quindi chiarisca il movente che resta ancora incomprensibile. La spiegazione data finora dall'indagato, l'invidia per la felicità dei fidanzati, non convince nessuno. Soprattutto, insospettisce la sproporzione tra i motivi addotti dallo studente e la ferocia con cui ha commesso il duplice omicidio. Ha uccisi i fidanzati non con 60 coltellate, come riferito all'inizio delle indagini, ma addirittura 75.

L'incontro, che è durato circa un'ora, era stato preceduto da una telefonata fatta in carcere da De Marco ai genitori, papà bidello in pensione e mamma casalinga, ai quali aveva chiesto di poter avere abiti e un libro di preghiere.

La sorella, infatti, gli ha portato un pacco con abiti puliti e generi di prima necessità. De Marco ha terminato la fase di isolamento in carcere, anche come misura anti-Covid, dopo la convalida del fermo da parte del gip Michele Toriello. Ciononostante, continua a stare in una cella da solo, sottoposto a sorveglianza continua nel timore di possibili azioni autolesioniste.

A breve potrebbe ricevere la visita dei genitori. Per ora non ha beneficiato di servizi consentiti, quali la televisione o i quotidiani in cella. Ha chiesto soltanto di poter avere dei libri. Tra quelli che gli sono stati concessi, c'è un opuscolo di preghiere donatogli dal cappellano carcerario.

Dalle intercettazioni telefoniche sarebbe emerso che nei giorni successivi alla mattanza, De Marco avrebbe parlato poche volte con i genitori che risiedono a Casarano per comunicare loro che sarebbe andato fuori Lecce qualche giorno.

L'informazione ha spinto gli inquirenti a temere che potesse fuggire. In virtù di questi sospetti, oltre che per il pericolo di reiterazione del reato in quanto potenziale serial killer, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere. Nell'ordinanza del gip si legge che l’assassino aveva messo a punto un “raggelante corredo di condotte crudeli e atroci”, tra cui la tortura delle vittime che avrebbe voluto poi fare a pezzi, bollire e far sparire.

Omicida di Eleonora e Daniele, le indagini

Stamattina è stato conferito ai Ris di Roma l'incarico di analizzare il materiale biologico raccolto nell'appartamento dei fidanzati e nel condominio di via Montella dove è avvenuta la mattanza. Accertamenti irripetibili per recuperare impronte digitali e saliva da cui estrapolare il Dna dell'assassino.

Andrea Starace e Giovanni Bellisario, legali del ragazzo, potranno nominare un consulente tecnico di parte, come hanno già fatto quelli dei genitori delle vittime. Probabilmente chiederanno una perizia psichiatrica per stabilire se il giovane fosse in grado di intendere e di volere quando ha ucciso la coppia.

Intanto, i legali del papà di Eleonora Manta hanno nominato come consulente tecnico di parte la criminologa Roberta Bruzzone per tracciare un profilo caratteriale e psicologico del soggetto che non sarebbe incapace di gestire le proprie azioni. Intervistata, la nonna di Eleonora Manta ha riferito che l'aspirante infermiere avrebbe potuto avere un solido motivo per commettere l’omicidio. “Penso che nella sua mente era innamorato di uno o dell’altro”, ha detto riferendosi alla nipote e al fidanzato uccisi.

Un'associazione gli invierà in carcere un libro su San Paolo

"Siamo cristiani, dobbiamo chiedere giustizia, non vendetta": l’associazione salentina Pronto Soccorso dei Poveri, invierà a breve in carcere ad Antonio De Marco un libro sulla conversione di San Paolo, 'La gloriosa follia. Un romanzo del tempo di San Paolo’, scritto da Louis de Wohl. Il romanzo celebra una delle principali figure della cristianità, dalla feroce persecuzione contro i cristiani alla conversione e al martirio. Tommaso Prima, presidente dell’associazione, sa che questo gesto potrà scatenare polemiche, ma ritiene che la lettura del testo potrebbe consentire all'omicida l’avvio di un percorso di revisione della propria vita.

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