Aveva finto di prendersi cura dell’anziano zio della moglie, ma in realtà voleva togliergli la vita. Un infermiere di 49 anni, residente a Paderno Dugnano, è stato arrestato dai carabinieri di Garbagnate e Rho perché ritenuto il responsabile della morte del parente 87enne, malato terminale, mentre lo assisteva in ospedale. Ancora ignoto il movente del gesto che, per gli inquirenti, potrebbe essere legato a interessi economici. Per uccidere il congiunto l’infermiere gli avrebbe somministrato una dose letale di medicinale. Infatti lo zio della moglie era sottoposto a ventilazione polmonare meccanica e assumeva diversi sedativi attraverso un macchinario del quale il 49enne conosceva perfettamente il funzionamento, essendo infermiere professionale e operatore di rianimazione; ora l’uomo è accusato di omicidio volontario.
Le prime indagini sulla morte dello zio della moglie del 49enne
Tutto è partito dalla denuncia ai carabinieri da parte di un medico della struttura sanitaria in cui era ricoverato l’anziano: lo scorso 12 ottobre il dottore ha spiegato che la morte dell’87enne, con ogni probabilità, era stata causata dalla somministrazione, nei due giorni precedenti al decesso, di una dose troppo elevata di farmaci sedativi, dovuta a sua volta alla manomissione di un macchinario. L’indagine, coordinata dai pm Laura Pedio e Nicola Rossato, ha dimostrato come proprio nelle serate del 9 e 10 ottobre la vittima era stata accudita da un uomo, ritenuto dal personale medico il nipote del paziente, che non aveva fornito le proprie generalità.
L’esame delle cartelle cliniche avrebbe confermato, attraverso i parametri rilevati, i dubbi sul decesso.
L’esame del macchinario utilizzato dallo zio malato terminare
A quel punto gli inquirenti hanno disposto che periti specializzati analizzassero la parte del macchinario utilizzato dall’87enne che registra tutte le operazioni compiute: è risultato come l’apparecchio avesse effettuato diverse infusioni dei medicinali a una velocità di molto maggiore rispetto a quella prevista dalla terapia che il paziente stava seguendo. Inoltre sono stati visionati i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti in ospedale ed esaminati i tabulati telefonici relativi all’apparecchio utilizzato dal 49enne, per dimostrare la presenza dell’uomo nella struttura sanitaria proprio nei giorni in cui è avvenuto il disguido tecnico.
Inoltre si è scoperto che l’infermiere era l’unico dei congiunti dello zio della moglie ad avere ottenuto, grazie alla propria professione, un pass per le visite dall’ospedale, viste le restrizioni in vigore per la pandemia di coronavirus.
L’arresto dell’infermiere, ritenuto il responsabile della morte dello zio della moglie
L’infermiere probabilmente pensava di scappare all’estero: lo scorso 22 ottobre si è assentato dal lavoro senza fornire giustificazioni. Attraverso il controllo dei dati forniti dal gps della sua vettura, i carabinieri hanno scoperto che il 49enne si è recato all’aeroporto di Linate a Milano con l’intenzione di partire per Parigi. Ma, dopo aver prenotato un volo di sola andata, l’uomo ha improvvisamente rinunciato a salire a bordo ed è tornato a casa.
Lì è stato sottoposto a fermo, in quanto indiziato di omicidio, e accompagnato nel carcere di San Vittore. Dopo alcune ore l’infermiere avrebbe fatto le prime ammissioni di responsabilità davanti al pm: in seguito a questa collaborazione il presunto responsabile ha ottenuto gli arresti domiciliari. Gli inquirenti nelle ultime ore stanno cercando di scoprire se la moglie dell’infermiere sia stata in quale modo coinvolta nell’assassinio dello zio.