La seconda ondata, il possibile lockdown e l'evoluzione negativa della curva del Coronavirus. Sono temi che, per molti versi, hanno stancato la popolazione italiana che, in alcuni casi, manifesta insofferenza persino verso la diramazione del bollettino dei contagi. La situazione, al momento, non è affatto drammatica. Ma c'è il rischio che lo possa diventare. Lo ha ribadito in un'intervista a Repubblica Enrico Bucci che, sulla base dei dati, ha parlato della possibilità che gli scenari si possano fare nefasti. Significativo il passaggio in cui eventuali interventi mirati non avrebbero effetti immediati, soprattutto considerato che è arrivato a poche ore da un nuovo Dpcm.

Chi è Enrico Bucci, studia il coronavirus da Philadelphia

A parlare dei rischi e a delineare i possibili scenari per il futuro è Enrico Bucci. Docente di Biologia alla Temple University di Philadelphia sta analizzando lo sviluppo del fenomeno pandemico sin dagli inizi dell'epidemia. Tra le sue attività di osservazione ci sono quelle legate al modo in cui si avanzando sul fronte di un possibile standard terapeutico che si riveli efficace o di un vaccino che possa diventare un'ancora di salvezza importante per per il mondo.

Coronavirus, il bollettino fa paura: ma Bucci spiega come leggerlo

Oggi ci si confronta con numeri dei contagi quotidiano che potrebbero apparire spaventosi. Si parla, ormai, di oltre 10.000 casi al giorno.

La buona notizia è che ormai si ha una prevalenza di asintomatici. Tuttavia, i dati relativi ai nuovi positivi sono soggetti a fluttuazioni derivanti da diversi fattori: dal numero di tamponi alla capacità di intercettarli. Secondo il biologo Enrico Bucci i veri parametri su cui si deve fare affidamento sono: "i ricoveri, i ricoveri in terapia intensiva ed i decessi".

Rispetto alla vastità di casi che può esserci in superficie l'arrivo nelle strutture ospedaliere rappresenta quasi una sorta di via d'uscita dell'imbuto.

Seconda ondata Covid: impennata arrivata tra il 4 ed il 5 ottobre

Bucci segnala come la situazione abbia subito una variazione preoccupante tra 4 e il 5 ottobre.

L'attuale proiezione con la stessa escalation di casi porterebbe, secondo lo studio, ad avere entro la fine del mese 1500 ricoverati in terapia intensiva e 12000 ospedalizzati ordinari". Gli effetti, secondo quanto segnalato dal biologo, sono quelli di un'estate contrassegnata dal 'liberi tutti' e dalla ripresa delle attività lavorative e il ritorno dei contatti prolungati ad esempio sui mezzi pubblici.

Coronavirus: lockdown andrebbe evitato, ma efficace solo se fatto al più presto

L'Italia, al momento, deve far coesistere due aspetti: la tutela della salute pubblica e la tenuta dell'apparato socio-economico. Particolarmente interessanti sono alcune rilevazioni da parte di Bucci, la cui idea, è però caratterizzata da un presupposto: "Il lockdown va evitato ad ogni costo".

Qualora, però, venga considerato come potenziale misura, vanno messe in conto quelle che sono le informazioni della lettura scientifica messe in evidenza da Bucci: "Andrebbe fatto il prima possibile, se lo si adotterà da 4-5 settimane la discesa sarà molto più lenta".

Bucci saluta con favore l'idea di una turnazione delle scuole, ma non una chiusura. Così come la linea guida su cui si dovrebbe agire a suo avviso non è quella di vietare la movimentazione delle persone, ma semmai ostacolare la possibile alta densità di individui in uno stesso luogo.

Il timore di Bucci è, inoltre, che si possa agire a macchia di leopardo e senza coordinamento nazionale. La previsione a stretto giro di posta sembra ineluttabile.

Persino l'eventuale entrata in vigore di nuove restrizione sarebbe destinata a non avere effetti che si vedrebbero nell'immediatezza o comunque nei prossimi giorni. "Per le prossime due o tre settimane - specifica Bucci - i numeri continueranno a crescere, indipendentemente da quello che faremo". La missione perciò sarà quella di rendere il sistema sanitario in grado di rispondere al meglio a quelle che saranno le sollecitazioni. Il dato di fatto è che ormai si andrà verso un'altra stagione invernale dove non sarà possibile contare su un vaccino e questo apre il campo ad ipotesi. "Il picco - spiega - potrà essere più alto che a marzo, perché questa volta l'epidemia sta partendo simultaneamente in tutta Italia".

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