Antonio Tizzani, unico indagato per la morte della moglie Gianna Del Gaudio, è stato assolto in primo grado dalla Corte d'Assise d'Appello di Bergamo. L'uomo, ferroviere in pensione, si è sempre proclamato innocente e, soddisfatto della sentenza, ha dichiarato: "Passerò il Natale con i figli e i nipoti". Il delitto di Seriate rimane quindi senza un colpevole. Gli inquirenti che si stanno occupando del caso non escludono che dietro alla morte violenta dell'insegnante 63enne possa esserci la mano di un serial killer.

Assolto il marito di Gianna Del Gaudio

Nel pomeriggio di mercoledì 23 dicembre, la Corte d’Assise d'Appello di Bergamo, presieduta da Giovanni Petillo, ha pronunciato la sentenza di assoluzione nei confronti di Antonio Tizzani, 72 anni.

L'uomo, difeso dall’avvocato Giovanna Agnelli, era accusato dell'omicidio della moglie Gianna Del Gaudio e di maltrattamenti. L’assoluzione dell'imputato è avvenuta in formula piena. Come previsto dall'ordinamento giuridico italiano, le motivazioni della sentenza verranno rese note entro i prossimi 90 giorni.

Tizzani, presente in aula al momento della lettura del verdetto, durante il processo a suo carico ha sempre respinto con decisione ogni addebito e, dopo l'assoluzione, ha commentato "Sono soddisfatto che non mi è successo nulla". Quindi, sottolineando che chi non ha commesso alcun reato non si dovrebbe aspettare niente di diverso da quanto stabilito dai giudici nei suoi confronti, ha ricordato che l'assassino della moglie è tutt'ora libero.

Poi, il 72enne, si è detto pronto a festeggiare le imminenti festività natalizie in compagnia dei suoi cari.

Il delitto e l'ipotesi serial killer

Gianna Del Gaudio, professoressa da poco in pensione, era stata uccisa a coltellate la notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 nella sua villetta di Seriate, comune alle porte di Bergamo. A trovarla, ormai senza vita in un lago di sangue, era stato il marito Antonio.

I sospetti degli inquirenti, fin da subito, si erano concentrati su di lui e, dopo poche settimane, venne indagato.

L'ex ferroviere, davanti agli investigatori, proclamandosi innocente, aveva sostenuto di aver visto un uomo misterioso con cappuccio fuggire dalla porta finestra. Tuttavia, la Procura non avrebbe mai creduto a questa versione dei fatti e lo aveva accusato di omicidio volontario.

In aula, inoltre, il pm Laura Cocucci, aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

Durante il processo, in seguito all'intervento del genetista forense Giorgio Portera, iniziò a prendere corpo l'ipotesi del serial killer. Facendo riferimento a un altro delitto insoluto avvenuto a Bergamo, l'ex Ris spiegò, infatti, che 23 marcatori dei Dna isolati nell’omicidio di Gianna Del Gaudio e di Daniela Roveri risultavano sovrapponibili.

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