Aveva trasformato il deposito dove custodiva il materiale elettrico che utilizzava per lavorare in un grande deposito di stupefacenti, in particolare cocaina, eroina, hashish e marijuana. In manette, nella mattinata del 12 dicembre, sono finite tre persone e altre quattro sono state denunciate. Insieme a Mauro Monti, 49 anni, elettricista originario di Alghero, volto conosciuto dalla forze dell'ordine, considerato dagli investigatori il capo della banda sono finiti in carcere il fratello Andrea, 35 anni e un altro collaboratore, Alberto Canu, di 32 anni.

Tutti e tre sono stati costretti agli arresti domiciliari con tanto di braccialetto elettronico. Obbligo di dimora per Y.S., un 33enne di Ottana, accusato di aver ceduto più volte cocaina a Mauro Monti. L'obbligo di dimora è stato anche imposto ad altre tre persone, indagate, che avrebbero avuto da Mauro Monti cocaina ma anche eroina che poi avrebbero rivenduto al dettaglio nel mercato illegale della droga. Tra queste ci sarebbe anche Antonio Soddu, anche lui algherese, volto conosciuto delle forze dell'ordine che ha alle spalle una condanna in primo grado a 16 anni, poi ridotta a 15, per l'omicidio di Agostino Salis. Ucciso a bastonate, tra il 17 e il 18 febbraio 2014, nelle campagne di Alghero.

Durante le indagini i poliziotti hanno sequestrato 255 grammi di cocaina, oltre a un chilo di marijuana ma anche eroina ed hashish.

Indagini da un anno

L'operazione messa in piedi della polizia è stata chiamata “Corto Circuito”, proprio per il lavoro di elettricista del principale indagato. Le indagini investigative degli specialisti della Polizia sono iniziate nel mese di dicembre del 2019, praticamente un anno fa. Allora gli investigatori del commissariato di polizia di Alghero, coordinati dalla dirigente Claudia Gallo, avevano avuto notizia che una serie di persone conosciute nel mondo della droga stavano organizre di capire meglio chi zando traffici illeciti di sostanze stupefacenti ad Alghero.

Per questo motivo avevano messo in atto una serie di intercettazioni ambientali per cercafossero i protagonisti di questo traffico. Tra loro, secondo le indagini, c'era sicuramente Mauro Monti, conosciuto nel mondo degli stupefacenti. Le indagini però avevano avuto un forte rallentamento perché la banda era davvero organizzata. Parlavano pochissimo al telefono e i messaggi che scambiavano tra loro erano sempre in codice. Praticamente era impossibile interpretarli.

La svolta nelle indagini

Dato che con le intercettazioni ambientali gli investigatori avevano avuto un rallentamento nelle indagini, gli inquirenti decisero di installare una telecamera all'interno del laboratorio dove l'elettricista custodiva il materiale elettrico e la droga.

Una mossa decisiva che ha dato la svolta alle indagini. I poliziotti, grazie all'occhio elettronico, hanno infatti potuto assistere praticamente in diretta a tutti i movimenti della droga che veniva gestita all'interno del magazzino. Proprio per questo motivo lo scorso marzo, dopo mesi di indagini, gli investigatori della polizia hanno avuto la certezza che all'interno di quel magazzino si svolgeva un attività probabilmente più redditizia di quella da elettricista. Stando alle indagini Mauro Monti, proprietario del locale ed elettricista, spacciava personalmente la droga e riforniva anche i suoi collaboratori. L'uomo, secondo gli inquirenti, aveva numerosi agganci nel mondo della droga e acquistava personalmente lo stupefacente. Ma non solo, secondo l'accusa era lui che tagliava anche la sostanza e confezionava le dosi pronte da vendere.