Il Coronavirus fa ancora paura. A spiegare il perché è Massimo Galli. “Sono chiaramente preoccupato” ha ammesso l’infettivologo e direttore delle Malattie Infettive del Sacco di Milano.

Lo ha fatto nell’ambito di un’intervista rilasciata all’Adnkronos Salute in cui ha affrontato in maniera chiara due temi. Uno è legato alla necessità di misure più stringenti che possano rivelarsi una strategia efficace durante la campagna di vaccinazione. L’altro, invece alle nuove varianti del Sars-Cov2 con particolare a riferimento a quella “brasiliana”. Un nuovo capitolo della pandemia che, Massimo Galli ha definito “bella tosta”.

Coronavirus, Galli parla di un cambio di strategia

Massimo Galli sa bene quanto molto spesso, negli ultimi mesi, si sia trovato a prendere posizioni impopolari. Un punto di vista dettato da parte di chi parla in nome della scienza. “Sento - ha detto il medico - che la gente non ne può più e lo capisco molto bene. Ma non si può andare avanti in questo modo”.

Quello che è quasi uno sfogo di Galli riguarda la situazione relativa alle chiusure messe in campo come strategia di contenimento. Un’azione che, al momento, sembra avere portato la curva epidemica in Italia ad una fase che gli esperti chiamano di “plateau”. Un punto stabile dove non si assiste a particolari discese o risalite. Questo, pur essendo un primo risultato, non permette di evitare i tanti morti e ricoveri quotidiani.

Secondo Galli si può fare di più attraverso una “chiusura importante”. Uno strumento che diventerebbe efficace contro il virus se, come ha precisato l’infettivologo, fosse accompagnata da “una campagna diagnostica e una campagna vaccinale” che siano “le più vaste possibili”.

Il piano avanzato da Galli avrebbe tre azioni concomitanti: quella doppia barriera di contenimento al virus attraverso la progressione della vaccinazione e quello che potrebbe essere un lockdown, più la capacità di spegnere i focolai nel momento in cui si sarà tornati a numeri in cui sarebbe possibile farlo.

Andando ad interpretare l’idea si potrebbe immaginare che mettere in atto la strategia equivarrebbe ad una forte chiusura iniziale destinata poi a lasciare il campo ad aperture definitive o quasi, senza incorrere a “stop and go” che rischiano di essere ancor più dannosi per l’economia.

Il progetto rischia, però, di essere difficile e a spiegare perché è proprio il direttore delle Malattie Infettive del Sacco di Milano .

La motivazione dell'eventuale difficoltà risede in quella che, al momento, è una mancanza attuale di dosi sufficienti e la capacità organizzativa rispetto alla distribuzione dei vaccini nella popolazione.

C’è, inoltre, preoccupazione per l’entrata in campo nella partita contro il virus delle così dette varianti. Quelle emerse fino al momento in varie parti del mondo, quella inglese compresa. paiono mettere in discussione l’efficacia del vaccino, pur essendo in qualche caso sospettate di una maggiore diffusibilità.

Discorso a parte sembra, però, meritare la “variante brasiliana”. “È - ha ammesso Galli - bella tosta, che ci tocca studiare e studiare parecchio”.

Il medico ha, inoltre, ritenuto “sacrosanta” la scelta del ministro della Salute Roberto Speranza di sospendere i collegamenti aerei con il Brasile.

Covid, Galli analizza la situazione brasiliana

In questo momento sotto osservazione c’è la situazione di Manaus, dove molta gente è stata infettata dal Sars-Cov2. Secondo Galli lì è stata smentita l’idea che far correre il virus sia un passaggio sufficiente a costruire una vera barriera di protezione sulla popolazione.

Il medico ha segnalato che in quel caso parrebbe essersi sviluppata una mutazione tale da colpire anche coloro che avevano già contratto il virus. Questo rappresenterebbe un elemento di grande preoccupazione.

E sull’efficacia dei vaccini sulla variante brasiliana, Galil ammette: “Non lo sappiamo ancora”. Secondo quanto ha spiegato la mutazione 501 parrebbe non destare preoccupazione, ma la 484k secondo l’infettivologo sarà oggetto di approfondimento..

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