Favoritismi e discriminazioni nella distribuzione dei pacchi alimentari che avrebbero dovuto offrire un sostegno alle famiglie in difficoltà per la pandemia di Coronavirus. Questa è l’accusa principale che ha portato all'arresto ai domiciliari della sindaca di San Germano Vercellese, Michela Rosetta. Oltre alla prima cittadina, esponente della Lega, il Gip di Vercelli ha disposto anche il fermo, sempre ai domiciliari, per il consigliere comunale Giorgio Carando. Inoltre il pm Davide Pretti ha stabilito l’obbligo di firma per altre tre persone, tra cui l’ex vicesindaco Maurizio Bosco e un dipendente del municipio della cittadina piemontese.

Più in dettaglio, gli indagati sono ritenuti responsabili di una serie di reati che va dal peculato all’abuso di ufficio, compresa anche la distruzione di un edificio sottoposto a vincolo culturale.

Le indagini sulla sindaca sono partite dalle dichiarazioni di una dipendente comunale

Le indagini sono partite dal racconto di una dipendente del comune di San Germano Vercellese, che aveva descritto le modalità con cui erano stati gestiti i pacchi alimentari acquistati con i fondi del ministero per l'emergenza Covid-19 e destinati ai cittadini che si trovavano in difficoltà. L’inchiesta, condotta dai carabinieri tra febbraio e novembre, ha fatto emergere i comportamenti illeciti della sindaca e degli altri amministratori, utilizzando anche intercettazioni telefoniche e microspie.

Gli investigatori hanno così potuto ascoltare quello che accadeva nel magazzino dove erano custodite le derrate alimentari: in pratica gli aiuti non erano dispensati seguendo un criterio di reale necessità dei destinatari.

La sindaca avrebbe discriminato una donna musulmana

Nelle intercettazioni è emerso come la sindaca e il consigliere comunale ora ai domiciliari abbiano ammesso di fare "figli e figliastri", decidendo a quali cittadini consegnare il "pacco da sfigati", che conteneva meno prodotti, e a chi destinare le confezioni più ricche.

Al termine della distribuzione, sarebbero rimasti esclusi dagli aiuti diversi anziani non autosufficienti con redditi molto bassi, al contrario di persone con un reddito ben oltre i 7mila euro, fissato come limite per ottenere al sostegno, che invece avrebbero ricevuto i pacchi, pur non avendone diritto. Inoltre la sindaca deve rispondere dell’accusa di aver discriminato una donna musulmana che aveva chiesto che le confezioni non contenessero prodotti che la sua famiglia non avrebbe potuto consumare per motivi religiosi: in seguito alla sua legittima rivendicazione, la signora era finita agli ultimi posti della lista delle persone da aiutare, non ricevendo più niente.

Per queste ragioni il tribunale di Vercelli ora contesta alla prima cittadina anche le aggravanti dell’odio razziale e della discriminazione.

Gli altri episodi contestati alla sindaca e agli altri indagati

Sono diversi gli episodi al vaglio degli inquirenti, come l’acquisto con denaro pubblico di alcune derrate alimentari non essenziali, ad esempio capesante e mazzancolle tropicali. Inoltre il consigliere comunale Carando si sarebbe appropriato di diversi prodotti destinati ai più bisognosi. Esaminando i conti del piccolo comune, gli inquirenti hanno scoperto anche altre irregolarità, come l’acquisto di circa 2000 mascherine, prodotte da un’azienda campana con cui Carando aveva dei legami professionali, nonostante fosse giunta in comune un’offerta più vantaggiosa da parte di un’altra ditta.

Infine si è indagato sulla demolizione dell’ex Chiesa del Loreto, che era sottoposta a un vincolo da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali. All’epoca l’abbattimento era stato definito necessario, dopo il cedimento di parte della facciata principale, nel corso di alcuni lavori di messa in sicurezza. Tuttavia gli investigatori hanno scoperto che quel crollo iniziale era stato procurato volontariamente, con la complicità della ditta incaricata, proprio con il fine di giustificare l’immediata demolizione dello stabile tutelato dalla Soprintendenza.

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