Invece di consegnare gli aiuti alimentari, acquistati con fondi statali, a famiglie bisognose e in difficoltà, li avrebbe dirottati a persone di sua conoscenza. Per questo motivo Michela Rosetta, sindaca leghista del piccolo comune di San Germano Vercellese (in provincia di Vercelli) e il suo ex assessore al bilancio Giorgio Carando, sono stati arrestati. Del caso di cronaca si sta occupando il pm Davide Pretti.

Gli acquisti di generi alimentari non essenziali

Nelle scorse ore, la sindaca di San Germano Vercellese Michela Rosetta (riconfermata nel 2018 con la lista civica di centro-destra "Noi per Voi" e l'appoggio della Lega Nord) e l'ex assessore, oggi Consigliere Comunale, Giorgio Carando, sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Vercelli.

Secondo l'accusa nel corso dell'ultimo anno, la prima cittadina e l'assessore avrebbero deliberatamente evitato di aiutare famiglie bisognose straniere, nuclei in difficoltà e anziani non autosufficienti e avrebbero distribuito illecitamente le derrate alimentari, acquistate utilizzando fondi statali destinati a far fronte all'emergenza Covid-19, a "famiglie amiche". Famiglie che, in alcuni casi, potevano contare anche su redditi mensili superiori ai 7.000 euro.

La Procura ha contestato al sindaco e all'assessore anche l'acquisto, sempre con soldi pubblici, di generi alimentari non essenziali (come capesante e mazzancolle tropicali) e l'appropriazione indebita, da parte del consigliere, di diverse derrate custodite in magazzino. La prima cittadina, invece, è accusata di aver anche discriminato una donna di religione musulmana che le aveva chiesto di non ricevere determinati prodotti che, per motivi religiosi, né lei né i suoi familiari, avrebbe potuto consumare.

L'accusa di distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale

Nei confronti di Michela Rosetta e Giorgio Carando il gip del Tribunale di Vercelli ha emesso la misura cautelare degli arresti domiciliari, di fatto eseguita nella giornata di oggi, venerdì 15 gennaio. Nella stessa operazione risulterebbero coinvolte, a vario titolo, altre persone. L'ex vice-sindaco Maurizio Bosco, attualmente consigliere comunale, un ex dipendente comunale e un privato cittadino residente sempre a San Germano Vercellese, dovranno rispettare l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Due impresari edili e cinque privati cittadini, invece, risultano semplicemente indagati.

Tutte le persone coinvolte nell'inchiesta dovranno rispondere, a vario titolo, di peculato, abuso d’ufficio, falsità materiale, falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale e distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale. L'attività investigativa, infatti, ha riguardato anche l'abbattimento, avvenuto lo scorso anno tra mille polemiche, della ex Chiesa del Loreto di San Germano Vercellese.

Figli, figliastri e 'pacchi da sfigati'

La lunga e delicata inchiesta, coordinata dalla procura vercellese e condotta dalla sezione operativa del Nucleo operativo dei carabinieri di Vercelli, è partita a febbraio 2020 in seguito a una segnalazione presentata da un'impiegata comunale. La donna avrebbe denunciato di essere stata estromessa dalla gestione delle pratiche relative alle assegnazioni dei pacchi alimentari acquistati dal Comune di San Germano Vercellese per far fronte all'allora imminente situazione sanitaria.

L'inchiesta, che si è avvalsa anche di intercettazioni ambientali e telefoniche, ha permesso agli uomini dell'Arma di accertare una serie di condotte illecite nel sistema di distribuzione degli aiuti (gestiti direttamente da Rosetta e Carando).

I beni alimentari, secondo i carabinieri, sarebbero stati consegnati, in maniera non omogenea per platea, tipologia e quantitativi. Parte delle derrate, infatti, sono state consegnate a famiglie prive dei requisiti previsti e negate ad altri nuclei familiari, perlopiù anziani non autosufficienti e stranieri in situazione di evidente difficoltà. Nelle intercettazioni, inoltre, i due responsabili avrebbero parlato di "figli e figliastri" e avrebbero ammesso di consegnare, ai soggetti considerati meno graditi, il "pacco da sfigati", cioè quello con pochi alimenti.

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