Benno resta detenuto nel carcere di Bolzano, ma ha lasciato la cella di isolamento. La occupava dal 28 gennaio, giorno del suo arresto per aver ucciso il padre Peter Neumair e la madre Laura Perselli. La direzione della casa circondariale ha trasferito il 31enne, reo confesso del duplice delitto, in una cella in cui ci sono altri due responsabili di altrettanti episodi di cronaca.

Carcere di Bolzano, i compagni di cella di Benno

Da qualche giorno, Benno Neumair ha abbandonato il regime di isolamento per coabitare in cella con due responsabili di omicidi di cui la Cronaca Nera si è già occupata di recente.

Si tratta del 39enne austriaco Johannes Beutel, che sconta una pena di 30 anni di reclusione per aver ucciso nel settembre del 2018 la moglie Alexandra Riffeser nella loro casa di Quarazze, a Merano. Infierì su di lei con 42 coltellate, due delle quali si rivelarono fatali. Beutel confessò subito l'omicidio spiegando che non accettava l'idea che la donna potesse lasciarlo. A Beutel è stato inflitto il massimo della pena in un processo che si è svolto con rito abbreviato e in cui gli è stata contestata l'aggravante della crudeltà. Le due figlie piccole della coppia si trovavano con la nonna al momento del delitto, e sono state affidate ai nonni materni.

In cella con Benno, c'è anche il 25enne Lukas Oberhauser: il 9 marzo 2020 a San Michele Appiano uccise nell'enoteca di cui era proprietaria, la 28enne Barbara Rauch con 37 coltellate, sferrate dapprima con un coltello da cucina e successivamente con un coltello da bar.

La Procura di Bolzano ha appena chiesto il rinvio a giudizio di Oberhauser con l'accusa di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà e stalking. Avrebbe preparato l'aggressione, perché si portò da casa un coltello da cucina con incise le proprie iniziali, approfittando che i clienti erano andati via del locale e aggredendo la vittima quando era totalmente vulnerabile.

L'avrebbe presa di mira con azioni persecutorie per le quali era già stato posti agli arresti domiciliari. La prima udienza si terrà il 6 giugno.

Bolzano, nuovi retroscena sul cane usato come alibi

Naya, l'anziano cane della nonna di Benno, sarebbe l'involontario protagonista del giallo della morte di Laura e Peter. Era ospite nella villa di via Castel Roncolo perché la nonna, poi deceduta, era in ospedale.

A Benno era stato affidato il compito di occuparsene. Ma proprio il cane della nonna aveva scatenato più di una lite con suo padre. Secondo la ricostruzione fatta nell'ultima puntata di Quarto Grado, quando il 5 gennaio Benno va a fare la denuncia di scomparsa dei genitori su pressione della sorella Madè, fin da subito insospettita da una situazione anomala, usa come alibi il cane. "Ieri sera ho discusso con mio padre per questioni legate a portare a spasso il cane", racconta il supplente di matematica e istruttore di fitness ai carabinieri. Il litigio per il cane è stato l'episodio che ha scatenato i delitti, o è un alibi?

L'anziano cane diventa di fatto un alibi fisso, e serve a Benno per giustificare ogni suo movimento.

All'amica Martina da cui, la sera del 4 gennaio dopo che ha ucciso i genitori e li ha gettati nelle acque dell'Adige, va a cena per poi fermarsi a dormire, dice che l'indomani tornerà presto nella casa di famiglia per riconsegnare la Volvo al padre e portare a spasso il cane. Poi, alla sorella Madé che gli telefona allarmata il 5 gennaio perché non è riuscita a mettersi in contatto con i genitori, il 31enne dice di non sapere nulla e di essere fuori con il cane. A seguire, il 7 gennaio quando fa la sua prima deposizione davanti al pm senza ancora essere indagato, ripete la stessa versione dei fatti: "Ho portato fuori il cane verso il Renon e ho provato a telefonare ai miei genitori".

Quando poi confessa gli omicidi di Laura e Peter, riferisce ancora una volta di essere andato sull'altipiano del Renon con il cane non riuscendo a stare in casa, di aver parcheggiato l'auto del padre e di essersi fatto uno spinello.

Racconta di essere rimasto sul Renon due o tre ore e al rientro di aver fatto salire il cane nel portabagagli, lo stesso dove la sera prima ha caricato i corpi dei genitori. Perché l'ha fatto? Si è trattato di un depistaggio, di un tentativo di cancellare l’odore dei corpi dei genitori prevedendo, come accadrà, l'intervento dei cani molecolari in modo da neutralizzarli? Anche nel racconto dell'amica Jasmine che lo raggiunge nei giorni successivi alla scomparsa dei genitori per dargli conforto, c'è di mezzo il cane della nonna. Alla ragazza, Benno chiede aiuto a pulire, per togliere le tracce del vomito dell'anziano cane, tracce che però Jasmine non ha mai visto. Con questa scusa, la convince a cancellare con lui possibili tracce degli omicidi.

A questo punto, i nuovi retroscena rafforzerebbe l'ipotesi che il delitto sia stato premeditato.

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