I jeans erano la sua passione perché simbolo di uno stile di vita occidentale, di emancipazione e libertà. Per averli indossati, è stata assassinata dai suoi familiari. Pare che la notizia della tragica fine di Neha Paswan, 17enne originaria di Savreji Kharg, villaggio nel distretto di Deoria, una delle regioni più povere e arretrate dell’Uttar Pradesh, non abbia trovato spazio sui giornali indiani.

Ripresa invece dall'inglese Bbc, sta facendo il giro del mondo. Anche Saman Abbas, pakistana 18enne scomparsa il 1° maggio da Novellara, nella bassa reggiana, dove abitava con tutta la famiglia, amava vestire all'occidentale e si definiva una 'italian girl'.

Jeans al posto del sari la causa dell'omicidio

Aver indossato jeans, pantaloni 'non morigerati', secondo le credenze dei familiarii di Neha Paswan, ha condotto la 17enne Neha Paswan alla morte. I nonni paterni con alcuni zii di fede ultrainduista, sarebbero corresponsabili della fine della ragazza, picchiata brutalmente con bastoni di legno. A denunciare la scomparsa della ragazza e far scattare le ricerche, è stata la mamma, Shakuntala Devi Paswan, che cresce i figli da sola perché il padre lavora altrove per mantenere la famiglia. La ragazza, che studiava e sognava di diventare una poliziotta, preferiva jeans e maglietta all'abbigliamento tradizionale femminile, il sari o il completo con lunga blusa e pantaloni largo.

La scorsa settimana, la ragazza si sarebbe presentata vestita con jeans e un top a una ricorrenza religiosa che prevedeva digiuno e preghiere. I nonni e i parenti che avrebbero fatto anche pressioni affinché lasciasse gli studi, avrebbero ritenuto quell'abbigliamento oltraggioso. In base al racconto della mamma, la 17enne avrebbe rifiutato di cambiarsi d'abito e la lite sarebbe degenerata fino all'esito mortale.

Secondo quanto riferito dalla mamma, mentre sua figlia giaceva a terra incosciente, i suoceri avrebbero chiamato un auto-risciò dicendole che l'avrebbero portata in ospedale, dove non è mai arrivata, e non permettendo alla donna di essere presente.

La ragazza è stata trovata appesa a un ponte sul fiume Gandak distante qualche chilometro dal villaggio Savreji Kharg.

Finora la polizia ha arrestato quattro persone: i nonni, uno zio e l'autista. Le indagini sono in corso e non si escluderebbe la partecipazione all'omicidio di altri parenti, zii e zie, in tutto una decina di persone. L'autopsia sul corpo della ragazza avrebbe evidenziato segni di percosse anche sul cranio.

India, primato per violenze contro donne e ragazze

Per gli osservatori internazionali, l'India sarebbe il posto pegggiore al mondo per le donne, a dispetto di mobilitazioni e proteste. Sospeso, specie in certe regioni più arretrate come quella in cui viveva Neha Paswan, tra tradizioni ultraconservatrici e suggestioni occidentali, il Paese avrebbe il triste primato mondiale in materia di violenza domestica alle donne con una macabra media di 20 femminicidi al giorno.

Specie nelle zone rurali, le giovani sono controllate a vista da un capo villaggio o da un capofamiglia: indossare jeans o usare un cellulare, sono per la cultura patriarcale dominante provocazioni o deviazioni dalla norma inammissibili. Lo denuncia l'attivista, Rolly Shivhare secondo il quale "è scioccante che nel 21esimo secolo si uccidano e si aggrediscano ragazze in questo modo e che lo si faccia soltanto perché indossano jeans o parlano al cellulare".

Saman Abbas, 'italian girl' in jeans

Il Pakistan, paese natale di Samman Abbas, è geograficamente vicino all'India. La ragazza, di cui a distanza di mesi ancora non è stato trovato il corpo, era da poco diventata maggiorenne. I genitori e i familiari prevedevano per lei nozze forzate con un cugino in Pakistan.

Saman si era ribellata e progettava di fuggire con il fidanzato, un connazionale conosciuto tramite chat, che aveva scelto per sé essendosi innamorata. Nella vita di tutti i giorni, Saman amava vestire senza velo, all'occidentale. Assegnata a una casa famiglia a Bologna, per sottrarla a violenze e soprusi dei genitori, su Instagram aveva postato video in cui si definiva orgogliosamente una 'italian girl', e si mostrava sotto i portici della città con jeans strappati, t-shirt e scarpe da ginnastica bianche, proprio come Neha Paswan e tante adolescenti di ogni parte del mondo.

La madre Nazia e il padre, Shabbar Abbas, con uno zio che sarebbe l'esecutore materiale del presunto omicidio, e un cugino, tutti latitanti, sono indagati dalla magistratura italiana.

Su di loro pende un mandato di cattura internazionale. Per i genitori, sarebbe stato un disonore avere una figlia non sottomessa alla tradizioni, non solo in osservanza di principi religiosi ma per via di interessi economici familiari da salvaguardare.