Non si fermano gli attacchi da parte dell'esercito di Israele nella Striscia di Gaza: stando ad alcune fonti mediche, rilanciate da Al Jazeera, almeno 23 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime ore e 21 di questi nella sola Gaza City. Continua dunque l'escalation militare da parte delle truppe dell'Idf, nel tentativo dichiarato di stanare i miliziani di Hamas e costringerli al rilascio degli ostaggi ancora nelle loro mani dal 7 ottobre 2023 e alla resa incondizionata.

Sul fronte israeliano, si registrano un attacco missilistico nell'area di Tel Aviv e l'invio di due droni verso Eilat, nel sud di Israele, durante la notte: entrambe le azioni, che non dovrebbero aver provocano danni, sono state rivendicate dal gruppo armato Houthi dello Yemen, come risposta al "genocidio e alla pericolosa escalation perpetrata dal nemico israeliano contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza".

Spari nei pressi dell'ospedale al-Shifa di Gaza City, morti anche a Rafah

Nelle stesse ore, l'ospedale Al-Shifa, la più grande struttura medica ancora operativa che opera a Gaza City, sarebbe stato nuovamente preso di mira dalle truppe occupanti, come dimostrebbe un filmato pubblicato su Instagram. Non è del resto la prima volta che la struttura ospedaliera vien attaccata, in questo caso con dei droni. Nonostante questo, in una dichiarazione, il direttore dell'ospedale, Muhammad Abu Salmiya, ha spiegato che l'azione dello staff medico non si fermerà, per garantire le cure e i soccorsi necessari alla popolazione, che senza quel presidio si troverebbe in condizioni ancora più difficili di quelle che attualmente vive.

L'intensificarsi dell'azione israeliana si sta spingendo anche verso il sud del Paese e infatti oltre a Gaza City, nelle ultime ore si registrano vittime anche in altre zone della Striscia di Gaza, come ad esempio la città di Rafah, nella parte meridionale, dove poche ore fa un uomo stava aspettando degli aiuti quando sarebbe stato colpito dai militari israeliani e per lui non c'è stato nulla da fare.

Attesa per il vertice tra il presidente degli Stati Uniti Trump e il primo ministro israeliano Netanyahu

Questo lunedì 29 settembre però rappresenta anche un giorno importante per la ripresa del dialogo e una prospettiva di pace in quel lembo di terra martoriato: alle ore 11 di Washington, quando in Italia saranno dunque le 17, nello Studio Ovale, l'ufficio di presidenza di Donald Trump, a Washington, il presidente degli Stati Uniti d'America incontrerà il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu.

Al centro del vertice bilaterale, che proseguirà poi con un pranzo nella sala riunioni della Casa Bianca e con una conferenza stampa congiunta, ci dovrebbe essere quello che è il piano di Trump per porre fine alle ostilità, a fronte di una grave recrudescenza del conflitto avvenuta in questi ultimi giorni.

Secondo quelle che sono state le parole di Trump, l'accordo di cessate il fuoco a Gaza è "abbastanza vicino" e dovrebbe prevedere da una parte il rilascio degli ostaggi e un salvacondotto per i vertici di Hamas e come controparte israeliana, la fine delle ostilità e il ritiro dalla Striscia di Gaza. Sul vertice di oggi, c'è un cauto ottimismo - come ha spiegato Mohamed Elmasry, professore presso il Doha Institute for Graduate Studies, interpellato da Al Jazeera rispetto a quello che dovrebbe accadere a Washington.

"Ci sono state alcune occasioni in cui Donald Trump era stato molto fiducioso che si sarebbe raggiunto un cessate il fuoco", sono state le sue parole, per ricordare poi che Hamas al momento non si è mai espressa sull'accordo in 21 punti proposto dal Presidente USA e dall'altra parte per alcuni funzionari israeliani l'accordo va aggiustato. Ottimismo anche nella comunità araba che vive negli USA e che spera che Trump possa riuscire dove ha fallito il suo predecessore, Joe Biden.