Il regista iraniano Jafar Panahi, noto per le sue opere critiche sulla situazione politica e sociale del suo paese, affronterà un nuovo processo a Teheran domenica 4 gennaio 2026. L’annuncio è stato fatto dall’avvocato di Panahi, Saleh Nikbakht, il quale ha specificato che l’udienza si terrà presso il tribunale rivoluzionario della capitale iraniana.

Panahi, premiato in numerosi festival cinematografici, ha già subito restrizioni e condanne per i suoi film, che spesso hanno messo in luce le difficili condizioni di vita e i diritti civili in Iran.

Nel 2010 era stato condannato a sei anni di prigione e a vent’anni di divieto di viaggiare e di realizzare film. "Speriamo che questa nuova udienza possa chiarire definitivamente la posizione di Panahi", ha dichiarato il suo legale. Tuttavia, non sono ancora stati specificati i nuovi capi di accusa nei confronti del regista, noto per la sua determinazione nel raccontare la realtà iraniana nonostante i vincoli imposti dalle autorità.

Jafar Panahi: censura e riconoscimenti internazionali

Jafar Panahi è una figura centrale del cinema iraniano contemporaneo. La sua carriera è stata segnata dalle difficoltà imposte dal regime, che ha ripetutamente cercato di limitarne la libertà artistica e personale.

Tra le sue opere più note figura "Taxi Teheran", vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino nel 2015, realizzato nonostante il divieto di girare film, all'interno di un taxi e con mezzi di fortuna. Panahi, con film come "Il cerchio" e "Offside", ha ricevuto premi nei principali festival internazionali, ma ha anche dovuto affrontare il rischio di incarcerazione e altre sanzioni.

Attraverso il suo stile narrativo sobrio e realistico, Panahi ha mantenuto un contatto diretto con il pubblico internazionale, diventando un simbolo della resistenza degli artisti iraniani alle restrizioni sulla libertà di espressione. Il suo caso è seguito con attenzione dal mondo del cinema e della cultura, che spesso ha manifestato solidarietà attraverso campagne e dichiarazioni a sostegno dei diritti degli artisti nel paese.

Il contesto giudiziario e il cinema in Iran

Il tribunale rivoluzionario di Teheran, dove si terrà il nuovo processo il 4 gennaio 2026, è noto per occuparsi di reati contro la sicurezza dello Stato. Panahi, già sottoposto ad arresti domiciliari e brevi detenzioni anche nel 2022, è un esempio della pressione esercitata dalle autorità iraniane sui cineasti indipendenti. Il regista ha continuato a produrre opere che documentano la realtà civile e sociale del paese, aggirando i divieti e ricorrendo a metodi creativi per evitare la censura.

L’Iran, pur vantando una tradizione cinematografica di rilievo, rimane uno degli Stati dove le libertà artistiche subiscono pesanti interferenze istituzionali. La comunità internazionale ha espresso più volte il suo sostegno a Panahi e agli altri autori vittime di restrizioni, chiedendo maggiori garanzie per la libertà di espressione e per il diritto dei cittadini iraniani a fruire e produrre cultura. La vicenda di Panahi, ancora una volta, porta l’attenzione sul rapporto complesso tra potere e arte nel contesto iraniano.