Una nuova vicenda giudiziaria colpisce la città di Crotone e la gestione degli appalti pubblici. Nell’ambito dell’inchiesta “Teorema”, il gip ha disposto misure cautelari nei confronti di figure di rilievo tra politica e imprenditoria. Al centro dell’indagine un presunto sistema di corruzione capace di pilotare affidamenti e drenare fondi pubblici destinati alla collettività. Tra i protagonisti l'ex vice Presidente della Provincia di Crotone, Fabio Manica.
Arresti eccellenti nell’inchiesta Teorema sugli appalti a Crotone
Il giudice per le indagini preliminari di Crotone ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’ex vicepresidente della Provincia ed ex commissario provinciale di Forza Italia, Fabio Manica, e per l’imprenditore Giacomo Combariati.
Sono stati invece posti agli arresti domiciliari l’ingegnere Luca Bisceglia e l’architetto Rosaria Luchetta. Nei confronti dell’avvocato Francesco Manica è stato applicato il divieto di dimora nel territorio provinciale. L’inchiesta, coordinata dalla pm Rosaria Multari e condotta dalla Guardia di finanza, riguarda complessivamente 19 indagati.
Presunta rete corruttiva e appalti pilotati nella provincia pitagorica
Per l’accusa, gli indagati avrebbero messo in piedi un meccanismo strutturato finalizzato a condizionare l’assegnazione di appalti pubblici della Provincia e di diversi Comuni. Le ipotesi di reato comprendono, a seconda delle posizioni, corruzione, falso in atto pubblico e truffa ai danni dello Stato.
Bisceglia e Luchetta avrebbero contribuito con le proprie competenze professionali a ottenere incarichi ufficiali nella gestione o nell’esecuzione dei lavori, agevolando così il funzionamento del sistema illecito.
Flussi di denaro e società di comodo per drenare fondi pubblici
Dopo l’incasso dei fondi pubblici, una parte delle somme sarebbe stata convogliata tramite società fittizie. Secondo gli investigatori, il denaro finiva nella disponibilità di Fabio Manica, che lo avrebbe ritirato in contanti servendosi di un bancomat intestato a Combariati. L’avvocato Francesco Manica, invece, avrebbe offerto assistenza legale, indicando operazioni societarie utili a schermare il gruppo da possibili verifiche. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di circa 400 mila euro.