Due attivisti italiani della Flotilla in Libia, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, sono stati trasferiti a Bengasi e vengono trattati come possibili clandestini. La notizia, diffusa il 25 maggio 2026, indica che potrebbe essere imminente la loro espulsione dal Paese.
Le ultime informazioni sui due attivisti sono giunte nella mattinata del 25 maggio, dopo che i contatti con il gruppo della Flotilla si erano interrotti la sera precedente. Il convoglio si era avvicinato a un blocco a Sirte con l'intento di negoziare il passaggio. Questa missione, composta da circa 250 persone di diverse nazionalità, trasporta aiuti umanitari destinati alla popolazione della Striscia di Gaza, cercando di raggiungere il territorio palestinese via terra.
Il gruppo è equipaggiato con automezzi, case mobili, beni di consumo e un'ambulanza.
Il fermo e il trasferimento a Bengasi
Dopo un'attesa di otto giorni e trattative infruttuose a Sirte, una delegazione in avanscoperta, formata da una decina di attivisti di varie nazionalità (tra cui Italia, Spagna, Uruguay, Argentina, Polonia, Stati Uniti, Portogallo, Canada), ha deciso di superare il confine per tentare una trattativa diretta. Secondo quanto riferito da un'altra attivista italiana, Sara Suriano, il gruppo di testa non sarebbe entrato autonomamente nella Cirenaica, ma sarebbe stato invitato dalle autorità a procedere oltre il confine.
Una volta entrati, i dieci attivisti sono stati fermati dalle milizie libiche di Haftar, che hanno richiesto e preso in consegna i loro passaporti.
Dopo aver inviato le prime rassicurazioni ai compagni di missione, i contatti con la delegazione si sono interrotti, generando preoccupazione. Il Ministero degli Esteri italiano ha avviato verifiche sulla situazione, e il consolato si è attivato per seguire da vicino la vicenda.
Tra gli attivisti italiani di cui si sono perse le tracce figurano Domenico Centrone, insegnante originario di Molfetta, e Leonarda Alberizia, attivista piemontese di Asti. Nei giorni precedenti al fermo, erano già state intavolate trattative con il governo della Libia dell’est per ottenere il via libera al passaggio del confine, ma senza alcun esito positivo.
La missione umanitaria e il contesto libico
La missione che sta attraversando il Nord Africa è frutto della collaborazione tra Global Sumud Flotilla, che vede una significativa partecipazione italiana, e Maghreb Sumud, a prevalenza nordafricana.
Il convoglio è supportato da venti mezzi, inclusa un'ambulanza della Mezzaluna rossa. La maggior parte dei partecipanti è composta da attivisti provenienti dai Paesi del Maghreb allargato, mentre gli europei e i partecipanti di altri continenti rappresentano una minoranza.
Il convoglio era rimasto bloccato per otto giorni a Sirte, in quella che è definita una “No weapon zone”. Questa area rappresenta l'ultima parte neutrale prima della Libia orientale, che è separata da quella occidentale a causa del perdurare della guerra civile. Le autorità libiche orientali hanno dunque fermato la delegazione mentre questa tentava di proseguire il suo percorso verso Bengasi, con l'obiettivo finale di portare gli aiuti umanitari a Gaza.