Le nuove indagini sul delitto di Garlasco hanno portato la Procura di Pavia a esaminare due intercettazioni ambientali di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova fase dell'inchiesta. Un audio dell'8 febbraio 2017 sembra fare riferimento all'orario in cui Sempio si sarebbe recato a casa della vittima il giorno dell'omicidio, con la dichiarazione: “È successo qualcosa quel giorno (...) era sempre lì a casa (...) però cazzo (...) alle nove e mezza.” A ciò si aggiunge una registrazione del 12 maggio 2025, in cui Sempio, in un soliloquio in auto, discute la presenza di sangue nella casa di Chiara Poggi, affermando: “Quando sono andato io… il sangue c’era…”.

Gli investigatori interpretano questa frase in relazione alle tesi emerse nella prima inchiesta, che culminò con la condanna di Alberto Stasi.

Le intercettazioni al centro dell'inchiesta

La Procura ha ritenuto l'audio dell'8 febbraio 2017 significativo per la possibile indicazione dell'orario di ingresso di Sempio. Anche le dichiarazioni del 12 maggio 2025, in cui il trentottenne commenta la presenza di tracce ematiche e le perizie sulla possibilità di evitare le macchie, sono state approfondite.

Nel corso di questa intercettazione, Sempio discuteva a voce bassa la perizia sul sangue, affermando: “Dice che il sangue era secco e non rilascia le gocce, ma quella è la versione che usano per… perché ancor prima han detto… loro han detto che l’hanno… proprio sulla destra per stare attento… perché c’era il sangue, e gli han detto ‘no…’ (…) '…quando sono andato io…il sangue c’era… (…) senza accorgersene ha evitato le macchie.' (…) '…stronzata… stronzata…' e allora 'era d’estate ma era secco…'”.

La posizione della difesa e le perizie tecniche

La difesa di Andrea Sempio, con l’avvocato Liborio Cataliotti, sostiene che il suo assistito commentasse un verbale di deposizione di Stasi, alternando frasi dell’ex fidanzato di Chiara Poggi a proprie riflessioni. La difesa ritiene che solo un ascolto integrale degli audio, soliloqui registrati in auto, possa chiarire la distinzione, precisando che solo una parte delle captazioni è negli atti ufficiali.

Le perizie tecniche della prima inchiesta avevano stabilito l'impossibilità di non calpestare il sangue sulla scena. Nel 2009, il professor Nello Balossino stimò, con 78.000 simulazioni, una possibilità su 78.000 per Stasi di non macchiare le calzature. Ancheil medico legale Roberto Testi concluse che, data l'abbondanza di sangue, le calzature non potevano restare pulite.