Continuavano a gestire estorsioni e traffico di droga anche dal carcere, impartendo ordini ai propri affiliati e imponendo il pizzo a imprenditori e commercianti del territorio. Quando le vittime esitavano o si rifiutavano di pagare, il gruppo entrava in azione con intimidazioni armate, arrivando a sparare contro le serrande degli esercizi commerciali.
È quanto emerso da un blitz anticamorra condotto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
L’operazione ha portato all’esecuzione di 26 misure cautelari emesse dal gip: 23 persone sono finite in carcere, mentre per altre 3 è stato disposto il divieto di dimora.
Secondo gli investigatori, gli indagati controllavano anche una redditizia piazza di spaccio, con la vendita al dettaglio di cocaina, hashish e marijuana. Le attività criminali sarebbero state portate avanti sfruttando il peso intimidatorio del gruppo dei “Panzarottari”, considerato una diramazione del clan Moccia di Afragola.
Le indagini hanno inoltre accertato che i vertici dell’organizzazione, pur detenuti, continuavano a comunicare con gli affiliati e a impartire disposizioni operative utilizzando illegalmente telefoni cellulari introdotti in carcere.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione, favoreggiamento, estorsione, accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e detenzione di droga ai fini di spaccio.