I negoziati tra il governo boliviano e le organizzazioni che protestano da oltre un mese sono naufragati. I rappresentanti dei sindacati e delle sigle sociali hanno respinto la proposta governativa di avviare un tavolo di trattative, mirato a sospendere i blocchi che paralizzano la circolazione e gli accessi alla capitale. Le proteste, guidate dalla Federazione contadina Tupac Katari, dall’Organizzazione femminile Bartolina Sisa, e dai sindacati dei cocaleros, dei minatori e degli operai, chiedono le dimissioni del presidente Rodrigo Paz.
La condizione posta dai leader dell’opposizione per i negoziati era l’annullamento dei mandati d’arresto e la liberazione dei manifestanti detenuti.
Il governo ha risposto di poter garantire solo che non avrebbe dato seguito agli ordini di detenzione. L’offerta è stata rifiutata. Il presidente Paz ha dichiarato che si trattava dell’ultima offerta di concessioni governative.
Intensificazione delle proteste e impatto economico
Dopo il fallimento dei negoziati, un comunicato congiunto della Federazione Tupac Katari e dell’Organizzazione Bartolina Sisa ha annunciato una intensificazione delle proteste e dei blocchi a La Paz, ribadendo la richiesta di dimissioni del capo dello Stato. La Camera dell’Industria boliviana ha denunciato perdite economiche per il settore pari a 60 milioni di dollari al giorno, per un totale di oltre 1,68 miliardi di dollari.
Si stima un impatto dei blocchi sul PIL superiore al 2%.
La situazione è critica a La Paz. Quattro ospedali hanno dichiarato lo stato di emergenza per la penuria di ossigeno, mettendo a rischio la vita di circa 500 pazienti. I blocchi stradali hanno interrotto l’ingresso di alimenti, combustibili e medicinali, aggravando la crisi nei servizi fondamentali.
Condizioni per il dialogo
Le organizzazioni sindacali e i movimenti sociali hanno ribadito la loro condizione per un dialogo: l’annullamento formale dei mandati di cattura contro i loro leader. Questa richiesta è stata espressa durante una riunione a La Paz con rappresentanti del Legislativo, della Chiesa cattolica, della Defensoría del Pueblo, attivisti per i diritti umani e ministri del governo.
I principali dirigenti sindacali non hanno preso parte all’incontro, mantenendo la loro posizione sulla necessità di garanzie formali.
Le principali organizzazioni sociali, tra cui la Central Obrera Boliviana e la Federazione di Campesinos di La Paz, continuano a esigere la rinuncia del presidente Paz. Le motivazioni includono il presunto mancato rispetto delle promesse governative e le accuse di voler privatizzare servizi e imprese pubbliche, accuse che il governo ha sempre negato. È stata avanzata la richiesta di una "pausa umanitaria" per permettere il rifornimento urgente degli ospedali e la distribuzione di beni di prima necessità, mentre le proteste si estendono a diverse altre regioni del paese.