"Gli ho tirato un po' di pugni, l'ho colpito con la statuetta quando era sdraiato e cosciente”. Con queste parole il ragazzo di 19 anni di origini marocchine ha confessato di aver ucciso a Milano il traduttore Roberto Guerrino per derubarlo, la sera del 12 giugno. Il giovane, J.K., ha provato a difendersi dicendo di non aver voluto ammazzare la vittima e di non essersi accorto del decesso. Durante l’interrogatorio da parte della gip Sonia Mancini, il ragazzo ha ammesso le proprie colpe, sostenendo però che non si sia trattato di un delitto volontario.

Il 19enne ha anche spiegato che lui e l’interprete si sarebbero conosciuti mediante una bacheca d'annunci per incontri. Il traduttore 60enne lo avrebbe quindi invitato a casa sua, in via Nino Oxilia, per un incontro intimo. Il giovane ha tentato di giustificare il crimine sostenendo di aver cambiato idea durante l’approccio, arrivando ad aggredire la vittima fino a ucciderla, per poi svaligiare l’appartamento. I carabinieri lo avevano trovato la sera del 22 giugno nella stazione ferroviaria di Melzo, quando stava per salire su un treno con l’obiettivo far perdere le proprie tracce.

Il racconto dell’interrogatorio

Una volta fermato il ragazzo è stato portato nel carcere di San Vittore dove si è tenuto l’interrogatorio di convalida, mercoledì 24 giugno.

Oltre alla gip, erano presenti anche l’avvocato Bruno Locoratolo, legale del giovane, e il pm Carlo Scalas. Il 19enne di origini marocchine è nato a Treviglio, in provincia di Bergamo e abita a Rivolta d'Adda, nel Cremonese. Ha spiegato di vivere abitualmente con la madre e di aver svolto lavori saltuari come pizzaiolo in nero. Inoltre, si è saputo dei suoi passati precedenti penali per reati come rapina impropria e lesioni personali. Il giovane ha raccontato di aver incontrato un suo conoscente a Milano che, sentito che stava cercando di guadagnare qualche soldo, gli avrebbe suggerito il sito di incontri, mettendogli anche a disposizione il proprio account. “Il mio amico mi ha raccontato che questo signore era ricco”, ha aggiunto il 19enne, negando, almeno inizialmente, di essersi accordato con il traduttore per un incontro, la sera del 12 giugno.

La ricostruzione del delitto del traduttore

La sera del delitto, avvenuto secondo gli inquirenti verso le 20,30, il giovane si sarebbe recato nell’appartamento della vittima. Durante l’approccio sarebbe avvenuta l’aggressione: inizialmente il 19enne ha preso a pugni il traduttore, che avrebbe cercato di difendersi mettendo le mani avanti. Quindi l’assassino ha afferrato una statuetta di Buddha, trovata dai carabinieri sporca di sangue, per colpirlo ripetutamente quando era a terra, sdraiato ancora cosciente. A quel punto il giovane non si sarebbe più curato della vittima, per svaligiare l’abitazione, portando via 150 euro custoditi in un barattolo, due telefoni, un tablet e un computer, oltre a un paio di cuffie, nascondendo tutta la refurtiva in un borsone trovato in casa.

Sollecitato dai presenti, avrebbe quindi ammesso di aver incontrato l’interprete per stare con lui, con la promessa di una ricompensa. Ha ammesso l’aggressione, ma non l’intenzione di uccidere l’uomo, aggiungendo di aver saputo della sua morte solo dopo alcuni giorni.

Il piano di fuga del ragazzo dopo il delitto

L’indagine per risalire al responsabile del caso di cronaca nera si è avvalsa delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti in zona e degli accertamenti sul luogo del delitto da parte dei Ris di Parma. Il giovane era stato individuato durante un controllo lo scorso 19 giugno a Patti, in provincia di Messina, dove probabilmente si era rifugiato, prima di tornare in Lombardia.

Quindi il 19enne e l’amico 17enne che era con lui quel giorno sono stati sottoposti a controlli telefonici, fino al 22 giugno, quando in una chiamata il presunto responsabile aveva raccontato di essere in procinto di ripartire verso una destinazione non specificata. Poche ore dopo quella telefonata, i carabinieri lo hanno fermato presso la stazione ferroviaria di Melzo, con numerosi bagagli e in compagnia di una ragazza.