La guerra civile in Myanmar, scoppiata cinque anni fa a seguito del colpo di Stato, ha causato la morte di oltre 100.000 persone. Questo tragico bilancio è stato reso noto dall'Armed Conflict Location and Event Data (Acled), un'organizzazione che monitora i conflitti armati. Il numero delle vittime include tutte le parti coinvolte nel sanguinoso conflitto, che continua a essere caratterizzato da una persistente situazione di stallo, senza segnali di una risoluzione imminente.

Il drammatico bilancio del conflitto

Il dato fornito da Acled evidenzia la gravità della crisi umanitaria e la violenza estrema che dilania il Myanmar.

Il totale delle morti, che supera le centomila unità, testimonia l'escalation del conflitto iniziato nel febbraio 2021. I combattimenti tra le diverse fazioni continuano incessantemente, e il numero delle vittime è in costante crescita, alimentando un ciclo di violenza che non accenna a diminuire. La situazione sul terreno rimane estremamente tesa, con ripercussioni devastanti sulla popolazione civile.

Violenza e la popolazione Rohingya

Un aspetto particolarmente preoccupante del conflitto riguarda le violenze subite dalla popolazione Rohingya. Durante le offensive dell'Arakan Army (AA) nello Stato di Rakhine, avvenute tra il 2024 e il 2025, sono emerse gravi accuse di atrocità. L'AA non ha negato completamente tali accuse, ma ha sottolineato che militanti dell'Arakan Rohingya Salvation Army e reclute Rohingya, allineate con le forze armate, si sarebbero mescolate ai civili.

Questa commistione ha contribuito all'aumento delle vittime tra la popolazione non combattente, rendendo difficile la distinzione tra combattenti e civili e aggravando ulteriormente la crisi umanitaria nella regione.

Le tensioni tra l'Arakan Army e i gruppi armati Rohingya si sono intensificate, portando a una recrudescenza degli episodi di violenza. Questi atti sono stati perpetrati da molteplici attori, tra cui l'esercito, l'AA e le milizie Rohingya. Tale contesto di violenza diffusa rende il ritorno dei Rohingya nelle loro aree di origine estremamente insicuro, a prescindere dal controllo territoriale o dalla stipula di eventuali cessate il fuoco. Senza garanzie di sicurezza credibili da parte di tutte le fazioni coinvolte e senza accordi politici più ampi che affrontino le cause profonde del conflitto, le comunità Rohingya rimangono tragicamente esposte a continue violenze e a nuovi spostamenti forzati.