Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) ha richiesto un referendum regionale sul futuro della linea ferroviaria Aosta-Pré-Saint-Didier. La proposta giunge all’indomani dell’approvazione in Consiglio Valle del nuovo Piano regionale dei trasporti. Il movimento ha richiamato la storica capacità del popolo valdostano di esprimersi su scelte strategiche, citando i precedenti del progetto olimpico (1992) e dell’inceneritore (2012). AVS ritiene che una decisione così cruciale per il futuro della regione debba essere affidata ai cittadini.

Secondo AVS, il Piano approvato non rappresenta una moderna strategia di mobilità, bensì un documento approssimativo che rinuncia alla ferrovia senza dimostrare la superiorità, efficienza o sostenibilità della soluzione alternativa.

La critica principale verte sulla scelta di privilegiare la viabilità stradale rispetto al trasporto su rotaia, con l'abbandono della linea Aosta-Pré-Saint-Didier (32 km) a favore di un sistema di Bus Rapid Transit. AVS sottolinea come una legge regionale di iniziativa popolare, approvata all’unanimità, prevedesse invece l’ammodernamento e la riattivazione della linea ferroviaria.

Il Piano dei trasporti sotto accusa

AVS ha espresso una netta contrarietà al Piano regionale dei trasporti, evidenziando il suo focus sul potenziamento della rete stradale. Il movimento ha sintetizzato la propria critica con cifre emblematiche: «35 chilometri in più di autostrade e tunnel stradali, 32 chilometri in meno di ferrovia».

Questa impostazione è giudicata in contrasto con le raccomandazioni europee sulla mobilità sostenibile e le esigenze ambientali della Valle d’Aosta. AVS ha inoltre rimarcato la storica assenza di una programmazione efficace della mobilità regionale, ricordando che il Piano previsto dalla legge del 1987 non è mai stato definitivamente approvato, impedendo lo sviluppo di una strategia coerente.

La contestazione più forte riguarda il destino della linea ferroviaria Aosta-Pré-Saint-Didier. AVS interpreta il Piano come una previsione di abbandono e smantellamento definitivo, nonostante l'esistenza di una legge regionale che ne imponeva l'ammodernamento e la riattivazione. Il movimento respinge l'idea di affidare il trasporto pubblico tra Aosta e l'Alta Valle a un sistema di autobus, sostenendo che la ferrovia, una volta riattivata, potrebbe rappresentare un asse di trasporto pubblico fondamentale per l'intera regione.

Le critiche si estendono agli interventi autostradali. Il Piano, secondo AVS, ipotizza l’allargamento del tratto Montjovet-Quincinetto (23 km) e una nuova galleria tra Hône e Donnas. Progetti definiti «costosissimi e di improbabile realizzazione», espressione di un’impostazione da correggere. Anche la società concessionaria SAV avrebbe espresso «forti perplessità». Non meno severo il giudizio sul raddoppio del Tunnel del Monte Bianco (12 km), giustificato con esigenze di sicurezza che, per AVS, potrebbero essere affrontate con soluzioni diverse, più rapide e meno impattanti. Sommando gli interventi, AVS conclude che il Piano comporterebbe «35 chilometri in più per la mobilità su gomma», aggravando un’impostazione già ai limiti della sostenibilità.

Dubbi significativi sono stati sollevati anche sul sistema di Bus Rapid Transit (BRT) previsto per il fondovalle e le vallate laterali. AVS ritiene il progetto «in realtà irrealizzabile», poiché richiederebbe corsie riservate agli autobus non attuabili sulle strade esistenti.

Il dibattito sulla mobilità valdostana

La presa di posizione di AVS si conclude con un giudizio politico netto, definendo il Piano «palesemente assurdo e dannoso, totalmente sbagliato» rispetto a una bozza precedente. Il documento riaccende il confronto politico sulla mobilità valdostana. La questione va oltre le singole opere, toccando il modello di sviluppo regionale: da un lato, chi sostiene il rafforzamento della rete stradale per i flussi di traffico; dall’altro, chi invoca un’inversione di rotta con investimenti decisi sul trasporto ferroviario e pubblico. Una scelta che inciderà profondamente sulla qualità della vita, la competitività e la sostenibilità ambientale della Valle d’Aosta per i decenni a venire.