Il sindaco di Terni e presidente della Provincia, Stefano Bandecchi, ha fornito una dettagliata ricostruzione del ritrovamento di microspie all'interno di Palazzo Spada, la storica sede comunale. I dispositivi di sorveglianza sono stati scoperti in alcune prese elettriche situate nelle stanze in uso agli assessori, un dettaglio che Bandecchi ha tenuto a precisare: “Non erano nella mia stanza”.

La scoperta, avvenuta il 23 luglio 2026, ha sollevato interrogativi sulle modalità con cui le “cimici” sono state individuate. Bandecchi ha spiegato che il ritrovamento è frutto di una prassi consolidata di verifica: “Come ho trovato le cimici?

C'è una società che lavora per me e che controlla tutto ciò che uso, controlla che io non sia controllato. Perché faccio l'imprenditore da anni”. Questa dichiarazione sottolinea una strategia di autotutela che il sindaco adotta da tempo, data la sua lunga esperienza nel mondo imprenditoriale e la conseguente necessità di proteggere la propria sfera di azione.

Il primo cittadino ha categoricamente escluso che le microspie potessero essere dispositivi della Procura. “Non sono dispositivi della Procura”, ha affermato Bandecchi, ipotizzando invece la presenza di “qualche criminale che si fa i fatti degli altri”. Ha poi evidenziato le gravi implicazioni di una tale intrusione: “Se chi ascolta è uno che poi mi ricatta, se è un concorrente politico o industriale, ci si deve tutelare.

Altroché”. Questa prospettiva evidenzia i potenziali rischi legati a uno spionaggio illecito, sia per fini di ricatto personale che per l'ottenimento di vantaggi competitivi in ambito politico o economico, sottolineando la serietà della minaccia percepita.

Bandecchi ha inoltre rivelato che non si tratta della prima volta che si trova ad affrontare situazioni simili. “Nella mia vita – ha ricordato – ho scoperto tre o quattro volte di essere controllato”. Un'affermazione che suggerisce una certa familiarità con le pratiche di sorveglianza illecita e la necessità di mantenere un elevato livello di vigilanza. L'ultima verifica di sicurezza effettuata all'interno del Comune, prima di questo recente ritrovamento, risaliva a circa un mese prima, indicando una routine di controlli periodici volti a prevenire tali episodi.

Il contesto del ritrovamento e le azioni intraprese

Il ritrovamento delle microspie è avvenuto specificamente in alcune stanze di Palazzo Spada, la storica sede del Comune di Terni, e non nell'ufficio direttamente utilizzato dal sindaco. Questa specificità geografica all'interno dell'edificio comunale aggiunge un elemento di mistero riguardo ai reali obiettivi della sorveglianza e ai potenziali bersagli. Le apparecchiature non sono state attribuite alla Procura della Repubblica, un dettaglio che Bandecchi ha rimarcato con forza, definendo l'intera vicenda un caso di natura “politico-criminale” per le sue implicazioni.

A seguito della scoperta, il sindaco ha prontamente agito, presentando una formale denuncia ai carabinieri.

Tutto il materiale rinvenuto, ovvero le microspie e le relative componenti, è stato consegnato alle autorità competenti per le indagini del caso. Questo passaggio formale è cruciale per avviare un'inchiesta approfondita volta a identificare i responsabili dell'installazione dei dispositivi di intercettazione e a chiarire le motivazioni sottostanti.

Palazzo Spada: la sede comunale sotto sorveglianza

Palazzo Spada, il luogo dove si è verificato l'episodio di sorveglianza, è un edificio di grande valore storico e architettonico per la città di Terni. La sua costruzione risale al 1555 e fu progettata dal celebre architetto Antonio da Sangallo il Giovane. Oggi, questa imponente struttura ospita il Comune di Terni, fungendo da centro nevralgico per le attività amministrative cittadine e rappresentando un simbolo dell'istituzione locale.

L'edificio è arricchito da affreschi cinquecenteschi e vanta una sala nobile decorata, elementi che testimoniano la sua ricca storia e il suo prestigio culturale. La scelta di un luogo così simbolico e istituzionale per un'operazione di spionaggio clandestino evidenzia la gravità dell'accaduto, ponendo l'accento sulla violazione della sicurezza e della riservatezza all'interno di un'istituzione pubblica di rilievo, con potenziali ripercussioni sulla fiducia dei cittadini.