Il Sindacato Autonomo Snami ha rivolto un appello alla presidente della Regione Sardegna e assessora alla Sanità, Alessandra Todde, alla vigilia di un incontro cruciale con il direttore generale della Sanità e le organizzazioni sindacali. Domenico Salvago, presidente regionale di Snami Sardegna, ha dichiarato con fermezza: “Non è tempo di tagli e ridimensionamenti della Sanità del territorio”.
Salvago ha avvertito che la cancellazione di una sola Guardia Medica o la cessazione anticipata dell'incarico di un Medico di famiglia rappresenterebbe una grave perdita per la popolazione sarda e un segnale negativo per la politica regionale.
Edoardo De Pau, vicepresidente regionale di Snami Sardegna, ha sollecitato la presidente Todde a intervenire per evitare che i medici di famiglia siano obbligati a ridurre la loro presenza negli studi per operare nelle Case e ospedali di comunità. Il sindacato chiede che questa sia una scelta volontaria, come già avviene in altre regioni italiane.
Snami: stop a obblighi e tagli per la sanità territoriale
Lo Snami ha sottolineato l'importanza di un clima costruttivo e di ascolto tra istituzioni e operatori sanitari, per evitare imposizioni e tagli che potrebbero compromettere la stabilità della sanità territoriale. Salvago ha ribadito: “Ci dia la possibilità, dottoressa Todde, di illustrarle come la chiusura anche di una sola guardia medica o l'abbandono anticipato di un singolo medico di famiglia farebbe crollare quell’equilibrismo instabile che oggi è l’imperativo della sanità del territorio”.
La posizione del sindacato è stata riaffermata in un recente incontro a Cagliari, dove è stata ribadita la richiesta di una presenza volontaria dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità. L'introduzione di un obbligo, ha avvertito lo Snami, rischierebbe di aumentare i prepensionamenti e lo spostamento dei medici verso altri comparti, aggravando le carenze di organico nell'assistenza territoriale. Il sindacato ha anche chiesto alla Regione chiarimenti sul numero di medici previsti per ogni Casa di Comunità e sulle specifiche attività mediche da svolgere.
Criticità negli Ascot e carenza di personale medico
Un'altra area di preoccupazione riguarda gli Ascot, che presentano diverse criticità: orari ridotti (spesso 3-4 ore al giorno contro 12 di assistenza diurna), difficoltà nelle visite domiciliari, assenza di un gestionale di studio con cartella clinica, prescrizione manuale delle ricette o uso di gestionali personali senza traccia ufficiale, lunghe attese per i pazienti e impossibilità di contatto diretto con i medici se non recandosi fisicamente in sede.
Nonostante queste problematiche, lo Snami riconosce che gli ambulatori Ascot rappresentano spesso l'unico presidio medico, seppur a ranghi ridotti, in paesi privi di assistenza sanitaria. La continuità assistenziale, secondo il sindacato, è affetta da una gravissima carenza di organico, sia per i medici titolari sia per i cosiddetti medici “volanti”trimestrali.