Un collaboratore scolastico cinquantenne in servizio presso un istituto tecnico di Genova si trova ora a rischio di affrontare un processo con l'accusa di aver molestato sessualmente una studentessa di appena 14 anni. La vicenda, che ha scosso la comunità scolastica, risale allo scorso ottobre, quando la giovane, in un evidente stato di choc, ha trovato il coraggio di confidarsi con una delle sue insegnanti, rivelando quanto accaduto.

A seguito della grave segnalazione, le forze dell'ordine sono intervenute prontamente presso l'istituto. I poliziotti delle volanti hanno avviato i primi accertamenti, e la studentessa è stata immediatamente accompagnata all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova per ricevere le cure e gli accertamenti medici e psicologici necessari in situazioni così delicate.

Per l'uomo, la cui difesa è affidata all'avvocato Michele Ispodamia, la Procura di Genova ha formalmente avanzato la richiesta di rinvio a giudizio, contestandogli il reato di violenza sessuale su minore.

Nei prossimi giorni, il caso approderà all'udienza preliminare. Sarà la giudice Maria Di Lazzaro a presiedere questa fase cruciale, durante la quale dovrà valutare gli elementi raccolti dall'accusa e le argomentazioni della difesa. La sua decisione sarà determinante: stabilirà se vi siano i presupposti per procedere con il dibattimento e quindi rinviare a giudizio il collaboratore scolastico, oppure se proscioglierlo dalle accuse.

L'iter giudiziario e la gravità delle accuse

La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta un passaggio fondamentale nel sistema penale italiano.

In questa fase processuale, la giudice esamina attentamente il materiale probatorio raccolto dalla Procura, inclusi i verbali delle indagini e le testimonianze. L'obiettivo è verificare la fondatezza delle accuse e l'esistenza di elementi sufficienti per sostenere un'accusa in dibattimento. La difesa avrà l'opportunità di presentare le proprie memorie e di contestare le prove a carico del proprio assistito, cercando di dimostrare l'assenza di responsabilità o l'insufficienza degli elementi accusatori. La decisione della giudice Maria Di Lazzaro, attesa a breve, sarà cruciale per il futuro del procedimento.

Precedenti e misure di tutela nelle scuole

Il caso di Genova si inserisce in un contesto nazionale che ha visto emergere diversi episodi analoghi, culminati in processi e condanne.

Un esempio significativo è la recente sentenza del tribunale di Torre Annunziata, dove un collaboratore scolastico è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione per aver molestato sessualmente due alunne di quattordici anni. Le indagini, condotte congiuntamente da carabinieri e finanzieri, hanno permesso di ricostruire i fatti. In quel frangente, il Ministero dell'Istruzione è stato anch'esso condannato a risarcire le vittime, sottolineando la responsabilità dell'istituzione nel garantire un ambiente sicuro. L'episodio, avvenuto nel maggio 2024 presso un liceo di Castellammare di Stabia, è venuto alla luce grazie alla prontezza di altri studenti che ne hanno parlato in chat, e alla successiva denuncia dei genitori delle ragazze coinvolte.

Le procedure di tutela all'interno degli istituti scolastici sono concepite per affrontare con la massima urgenza e sensibilità situazioni di questo tipo. Esse prevedono l'immediato coinvolgimento delle forze dell'ordine per l'avvio delle indagini e l'attivazione di percorsi di supporto psicologico specializzato per le vittime. Gli accertamenti medici, l'assistenza legale e il monitoraggio costante del benessere della persona offesa sono parte integrante dell'iter, mirato a garantire protezione e giustizia.