Il Tribunale di Campobasso ha accertato la responsabilità della ginecologa che aveva seguito la gravidanza di una donna, a seguito del decesso del neonato avvenuto pochi giorni dopo la nascita. La sentenza, emessa dal giudice Stefania Izzi, ha riconosciuto le omissioni professionali della sanitaria nell'assistenza prestata durante il percorso gestazionale, culminato in un parto fortemente prematuro e in gravissime complicanze per il bambino.
La decisione del giudice ha accolto la domanda dei familiari, ritenendo provate le mancanze professionali contestate.
La gravidanza era stata caratterizzata da ripetuti segnali clinici che avrebbero imposto un più attento monitoraggio e tempestivi approfondimenti diagnostici e terapeutici. Le conclusioni della consulenza tecnica d'ufficio hanno ricostruito le fasi pre-parto e stabilito il nesso causale tra la condotta sanitaria e gli eventi che hanno condotto alla nascita prematura e al successivo decesso.
Principi di responsabilità medica
Gli avvocati della famiglia, Vincenzo Iacovino, Francesco Beer e Maria Pia Di Bartolomeo, hanno evidenziato come la pronuncia richiami i principi consolidati in materia di responsabilità medica. Hanno ribadito che il professionista sanitario è tenuto a gestire con massima diligenza i fattori di rischio che emergono durante la gravidanza, specialmente in presenza di complicanze infettive o segnali di parto pretermine.
Il caso di Campobasso ha posto in risalto l'importanza di un attento monitoraggio clinico e di interventi tempestivi in presenza di segnali di rischio, come illustrato dalla consulenza tecnica d'ufficio.
Indagini su decessi neonatali: il caso di Bari
In Italia, altri episodi di indagini giudiziarie riguardano decessi neonatali. Un esempio è l'ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, nel Barese, dove la Procura di Bari ha avviato un'indagine per omicidio colposo sulla morte di un neonato avvenuta il 13 gennaio 2026. Cinque operatori sanitari sono stati iscritti nel registro degli indagati. Il bambino era nato il 16 dicembre precedente e, nonostante la gravidanza non avesse presentato criticità, aveva manifestato subito segni di sofferenza, rimanendo ricoverato fino al decesso.
La Procura ha disposto l'autopsia per chiarire le cause, su richiesta della famiglia.
Questi episodi evidenziano la crescente attenzione delle autorità giudiziarie sulla gestione clinica delle gravidanze e dei parti, in particolare quando emergono segnali di rischio per la salute del neonato.