Un prolungato blackout ha gettato nel buio la Casa circondariale Rocco d’Amato di Bologna, nota come la Dozza, per un periodo di oltre 24 ore. L'interruzione dell'energia elettrica, iniziata mercoledì sera e protrattasi per l'intera giornata di ieri, ha lasciato senza luce e servizi essenziali sia i detenuti che il personale penitenziario, generando notevoli disagi all'interno dell'istituto.
Durante l'emergenza, che ha coinvolto l'intero complesso carcerario, la gestione quotidiana è stata messa a dura prova. In particolare, per garantire un servizio fondamentale come la preparazione e la distribuzione dei pasti, il personale penitenziario è stato costretto ad affidarsi a una ditta esterna, un'operazione logistica complessa e onerosa in assenza di energia elettrica.
Le cause esatte dell'evento non sono ancora state chiarite, ma non si esclude che tra i fattori scatenanti vi sia stato il violento nubifragio che, proprio in quelle ore, si abbatteva con forza sull'Emilia-Romagna e sulla città di Bologna, provocando estesi danni e interruzioni di servizio in diverse aree.
Questo episodio di blackout si aggiunge a una serie di difficoltà che l'istituto ha dovuto affrontare recentemente. Solo nella settimana precedente, infatti, la Dozza era stata colpita da una prolungata assenza di acqua. Per diversi giorni, i detenuti non avevano potuto usufruire di servizi igienici basilari come la doccia e non avevano avuto la possibilità di conservare le loro bevande al fresco, aggravando ulteriormente le condizioni di vita all'interno del carcere e sollevando preoccupazioni sulle condizioni generali della struttura.
La Casa circondariale Rocco d’Amato: struttura e criticità
La Casa circondariale Rocco d’Amato, situata in via del Gomito 2 a Bologna, è un'istituzione penitenziaria aperta nel 1985. La struttura è articolata in diverse sezioni, includendo aree dedicate a detenuti in regime di semilibertà, sezioni femminili, giudiziarie e penali, riflettendo la complessità delle sue funzioni. Tuttavia, uno dei problemi più pressanti che affliggono l'istituto è il sovraffollamento. A fronte di una capienza regolamentare fissata a 505 posti, l'istituto ospitava ben 828 detenuti al 14 luglio 2026. Questa cifra evidenzia una grave eccedenza di 323 persone rispetto alla capacità massima consentita, a cui si aggiungevano 34 posti non disponibili per varie ragioni, rendendo la situazione ancora più critica e impattando negativamente sulle condizioni di vita e di lavoro all'interno del carcere.
Il ruolo educativo e di reinserimento
Nonostante le sfide strutturali e logistiche, l'istituto penitenziario di Bologna si impegna anche in importanti funzioni di istruzione e formazione, mirando al reinserimento sociale dei detenuti. Al suo interno, infatti, opera il Polo Universitario Penitenziario dell'Università di Bologna, un'iniziativa di grande valore sociale e culturale. Questo polo offre un supporto completo, sia amministrativo che didattico, alle persone private della libertà che intendono proseguire o intraprendere un percorso di studi universitari. A disposizione dei detenuti studenti vi è una biblioteca dedicata, pensata per facilitare l'accesso ai materiali di studio e alla ricerca.
Inoltre, vengono previste agevolazioni economiche significative per quanto riguarda le tasse e i contributi universitari, rimuovendo barriere finanziarie e promuovendo l'accesso all'istruzione superiore come strumento fondamentale per la riabilitazione e il futuro reinserimento nella società.